Fatti un giro nel quartiere: arrivano i social neighborhood network!

A chi non è mai capitato di rimanere senza zucchero o senza sale, e non poter andare al supermercato sotto casa perchè ormai già chiuso. La prima cosa a cui si  pensa in queste situazioni è : “Vabbè, lo chiedo al vicino”. Si esce di casa e si suona il campanello dell’abitazione di fianco sperando che colui che condivide il tuo stesso pianerottolo sia in casa. Un gesto semplice, di “comune” soppravievenza domestica e di buon vicinato. Ora questa normale consuetudine, come tante altre quotidiane che accadano all’interno del nostro circondario,  potrebbe non essere più così tanto “normale”! Perchè? Perchè orami anche chiedere il latte al vicino di casa rischia di diventare un comportamento gestito da un appositi “Social network”. Ebbene si! Sono i social neighborhood network,  piattaforme di quartiere che stanno registrando un’autentica esplosione in tutto il mondo, con lo scopo di scambiarsi informazioni sulla vita dell’isolato, condividere risorse concrete, portare avanti battaglie civiche per strappare una decisione importante per la vita dei cittadini.

Come bene definita da Simoni Cosimi su  Wired.it, la “Rivoluzione del vicinato casalingo” passa ormai  per le nuove possibilità offerte dal web come tra l’altro avviene ormai per moltissimi ambiti della nostra vita.

Ecco alcuni esempi:

Nextdoor una sorta di database di informazioni attendibili sul quartiere in cui si abita perchè generate appunto dagli individui che ci abitano. Unico obbligo: verificare la propria appartenenza al quartiere ­– anche perché un altro dei must è quello di incrementare la rete di sicurezza locale. S possono recinsire e segnalare servizi, persone o temi che stanno a cuore per la comunità. (Negli Stati Uniti lo stanno già utilizzando decine di cittadine più o meno grandi per un totale di 5.000 comunità);

– Streetbank: nato per favorire lo scambio di oggetti e informazioni domestiche pratiche di tutti i gironi tra gli abitanti dello stesso quartiere.

Neighborgoods: Una sorta di “Baratto del prestito”. “Ti ti presto questo e tu in cambio mi presti quello” Una community dove risparmiare soldi e tempo condividendo qualsiasi cosa con gli amici. il principio di base è sottolineare quanti soldi venfono spesi per ogggetti che poi in fin dei conti vengono utilizzati solo un paio di volte.  Neighborgood punta dunque a diventare un inventario digitale di quanto c’è a disposizione, in sharing, nella nostra area e che ci aiuti a capire il valore di ciò che già possediamo. Senza contare il ritrovato rapporto con chi ci abita a fianco. La differenza è che l’affitto si può anche far pagare, diversificando il proprio annuncio: per esempio, tenendo fuori dalla tariffa alcuni utenti. Il social ci mette del suo fornendo il calendario delle prenotazioni, reminder automatici, avvisi per oggetti che cerchiamo e messaggistica privata.

Sicuramente queste sopra elencate sono delle innovazioni social che oltre al lato funzionale possono avere anche un grande risvolto umano, consentendo  di venire più facilmente in contatto con i propri vicini e favorire la conoscenza con le persone che ci circondano, anche perchè spesso nelle grandi città va a finire che non si conosce nemmeno il proprio dirimpettaio di pianerottolo.  Quindi ben vengano i neighborhood network… Io il latte o lo zucchero continuerò però a chiederlo citofaonando al vicino!

Eidostweet: il ritorno alla dimensione del quartiere in un mondo dominato dalla “global”  ha un nonosochè di romantico..anche se fatta grazie ai social network!

Image credits: nextdoor,com