La marea crescente delle special sales

Oggi al Bar Apocalyptic di Eidos, Francesca Melli, brand consultant, commenta per noi il fenomeno della “Vendita speciale”!

Non so voi, ma io ne sto ricevendo una media di tre a settimana.

No, non di inviti a cena o dopocena e neanche a feste e inaugurazioni, sono tutti inviti a vendite speciali.
Negli ultimi anni, il numero di amiche e amiche di amiche che si sono lanciate nel commercio è cresciuto in maniera esponenziale e se prima bisognava pregare per essere incluse tra le happy few che potevano accedere a questi mini eventi chic, oggi non basta l’agenda elettronica per tenere il conto di tutte le opportunità offerte dal DIY.

Non mi sto lamentando, sia chiaro. A queste vendite di abiti, biancheria per la casa, scarpe, gioielli, conserve, dipinti e quant’altro si fanno davvero buoni affari e, se proprio non c’è nulla di nostro gradimento, si possono sempre conoscere ragazze simpatiche e bere un prosecco. Il vero problema è dove reperire il tempo per presenziare a questa sarabanda di shopping domestico (nel senso che la maggior parte si tiene in casa) e dove mettere la roba incautamente comprata al grido di “Tanto c’è il 20% (30, 40….) di sconto!”.

La quantità, poi, non sempre va d’accordo con la qualità. Se un paio di anni fa la merce in vendita era molto appealing – ancora rimpiango un paio di jeans di Adriano Goldschmidt che una shop-a-holic mi ha sfilato da sotto il naso, precipitandosi a pagare “solo” 80 euro – oggi c’è anche parecchia fuffa. Così, magari, ci si ritrova ad aver attraversato la città alle 6 di sera per non perdere la vendita speciale della cugina dell’amica di quella che viene in palestra a fare zumba, per scoprire che ci sono solo coprispalle all’uncinetto color mostarda di Digione o che la tua misura di pantaloni non è contemplata.

Ultimo tasto dolente: le mailing list. Mi sfugge come il mio nome possa essere finito in così tanti computer sconosciuti, ma fa niente. In fondo, se non sono interessata basta un clic e il messaggio sparisce… E invece no! Sembra che molte persone desiderino condividere con l’intera mailing list i propri dubbi, domande o commenti. Così, capita che alle 3 del mattino il cellulare suoni: è arrivato un messaggio. Sarà di certo di un’amica disperata che non riesce a dormire! Ti alzi come un sol uomo per soccorrere la sorellanza e leggi: “Posso portare mia figlia che esce da danza e non so dove parcheggiarla?” oppure “Grazie, tesoro, sono proprio contenta di vederti!” e anche “Accidenti, non posso venire, ho i muratori in casa… ;)”. A quel punto parte un vibrante “vaffa” e un’istantanea diffida a chiunque.

Grazie di essere passata al Bar e aver scritto per noi a Francesca Melli, ideatrice di Brand Angel, si prende cura delle marche perché trovino la voce giusta per far breccia nel cuore del loro target. È curiosa di ogni parola scritta, mezzo di comunicazione e manifestazione visiva, sonora, fisica o digitale, in cui si imbatte. http://www.brandangel.it  Twitter @francescamelli

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