Il mangiadischi: un format crossmediale

Oggi al Bar Apocalyptic di Eidos, Sara Nuzzo, ventisei anni,  laureanda in Comunicazione Pubblica e d’Impresa presso l’Università Statale di Milano, ci racconta un nuovo format crossmediale scovato in rete: Il Mangiadischi.

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Per natura internet e i social media sono in grado di coinvolgere centinaia di persone in reti di rapporti sociali 2.0, così molte aziende hanno compreso che, per ottenere una comunicazione del proprio brand efficace, dovranno attuare una strategia comunicativa crossmediale. Per qualcuno è un impegno complesso per altri, pare, un processo naturale.

Navigando in rete ho scovato questo nuovo format crossmediale, Il Mangiadischi.

Si tratta di una trasmissione web, che unisce musica di qualità e cucina d’autore attraverso la più classica delle attività sociali. Il format si sviluppa in una collaborazione tra musicista e chef,  tra dischi e fornelli. L’artista prepara alcuni brani internazionali e lo chef una ricetta ispirati a un tema stabilito in precedenza. Al termine della preparazione, chef e musicista si siedono al tavolo per l’assaggio e, insieme agli ospiti, commentano la performance.

Tralasciando momentaneamente il lato romantico e il valore culturale che il format propone, ciò che una persona attenta ai temi che riguardano la comunicazione nota, è la modalità con cui viene promossa la trasmissione, la scelta  dei contenuti da comunicare, gli strumenti da utilizzare, il target.

La social media strategy si sviluppa sui social network più utilizzati quali You Tube, Vimeo, Flickr, Twitter e Facebook, e all’interno delle pagine dedicate sono le immagini a guidare e incuriosire il visitatore. Spesso queste sequenze visive raccontano il dietro le quinte, la convivialità scaturita dall’incontro tra le persone, non sono una vetrina ma una specie di storytelling visiva.

Questa pare comunque essere una base di partenza. Nulla di nuovo vero? E invece, se da troppo tempo ci chiediamo come cambierà la comunicazione nei prossimi anni, qui c’è la risposta. Ciò che non vi ho ancora detto è che al programma si può partecipare come spettatori. Un occhio di riguardo è dedicato alla richiesta di partecipazione da parte di stakeholders, quali giornalisti, musicisti e altri influenti del panorama musicale e gastronomico.

L’altra parte del pubblico è invece selezionata attraverso contest on line che avvengono sul sito e social network in modo che l’utente si senta coinvolto nel progetto.

E’ questo il percorso che, sia grandi aziende, sia start up hanno intrapreso da qualche anno e che è tutt’oggi in corso: la personalizzazione. Il consumatore diventa parte integrante della creazione di un progetto condividendone valori e interessi. Quindi la strada intrapresa potrebbe portare sì a una comunicazione dedicata, ma anche a prodotti mediali, e non, sempre più di nicchia.

Insomma, tutto questo per dire che una fase di cambiamento è iniziata già da molto tempo e, per le start up e nuove generazioni, sembra quasi naturale riuscire a far convivere modelli classici, quale un cooking-show e modalità “nuove” di comunicazione, attraverso un’attenta strategia media.

Prendetevi del tempo per guardare la puntata, la playlist è invidiabile.

Grazie di essere passata al Bar e aver scritto per noi a Sara Nuzzo, laureanda di ventisei anni, che ha messo il naso in alcune redazioni  e condivide un blog di eventi enogastronomici con un’amica. Dice di se “sono nata quando le regine del pop Madonna e Cindy Lauper si sfidavano a colpi di video musicali, mentre in Italia Lorella Cuccarini cantava “Tutto Matto”. Cosa rimane delle gli anni ’80? Diciamo noi…”

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