Trovare lavoro con i social network.

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Tutto è social, anche il lavoro. I cari e vecchi curricula accompagnati da pompose lettere funzionano di meno. Occorre innovare e la parola d’ordine è web reputation. Se è vero che i canali d’accesso per l’invio di curricula o per entrare in contatto con un possibile datore di lavoro si sono moltiplicati, è altrettanto vero la nostra immagine o reputazione sul web, è il frutto della nostra presenza in rete, anche e soprattuto sui social media.

Ecco una raccolta di consigli per muoversi al meglio e commettere meno errori possibile.

LinkedIn, il più grande social media professionale esistente. Lanciato nel 2003 in sordina, oggi conta 200 milioni di iscritti. I principali utenti sono senza dubbio i lavoratori in cerca di una nuova occupazione ma anche datori di lavoro interessati ad assumere nuove leve. I numeri di LinkedIn parlano chiaro e lo eleggono strumento numero 1, passo obbligatorio per chi è in cerca: 200 milioni di iscritti si registrano due utenti nuovi al secondo, 19 le lingue in cui il sito è disponibile, il sito è tra i 23 più visitati al mondo.

Facebook. Parola d’ordine web reputation. Per chi cerca lavoro, anche il profilo Facebook può essere un’arma vincente. Il Sole24Ore pubblica un interessante decalogo di Hays (società che si occupa di selezione di middle e top management) che ha elaborato alcune regole da seguire per gestire al meglio i profili social su Facebook, evitando così di commettere passi falsi. Ecco i cinque consigli da seguire nella gestione del proprio profilo Facebook:

  1. Aggiungere contatti lavorativi – È importante solo se si vuole usare Facebook come un network professionale: in tal caso va prestata la massima attenzione alle informazioni che si vogliono pubblicare e al tipo d’interazione concessa agli altri utenti;
  2. Fare attenzione alla privacy – È essenziale scegliere impostazioni di privacy adeguate, evitando di lasciare il profilo completamente aperto anche a chi non fa parte della nostra lista di amici;
  3. Qualità e non quantità – Un post, un commento o semplicemente un’immagine che riveli un punto di vista originale e arguto possono essere dei modi per essere notati, sviluppando così nuovi contatti che trascendano la sfera del virtuale. Va privilegiata la qualità dei post alla quantità degli interventi;
  4. Raccogliere informazioni sulle aziende – Su Facebook si possono ricercare informazioni su un’azienda da cui si è stati contattati: serve per documentarsi, evitando di arrivare impreparati ad un eventuale colloquio;
  5. Scegliere gruppi che riflettano i propri interessi – Vale la pena di diventare fan di pagine o profili riguardanti il proprio ambito lavorativo, dimostrando di essere realmente appassionati al proprio lavoro.

Twitter. MioJob di Repubblica.it ci parla di Twitter. Anche il social network di micro-blogging può essere utile per stringere nuovi contatti professionali e farsi conoscere. Dalla selezione dei profili da seguire alla diffusione di contenuti mirati, ecco i consigli su quello che si deve fare e quello che si deve evitare per massimizzare le proprie opportunità occupazionali.

  1. Aprire un profilo “business”, che sia ben distinto da quello personale, in modo da avere solo quei contatti che siano realmente utili al nostro obiettivo: trovare lavoro. Il profilo va personalizzato con una fotografia, la nostra biografia, competenze. Ammessi anche accenni a hobby e passioni extraprofessionali: sono indicativi di come siamo. Bene, anche, indicare un blog o un sito personale o rimandare al profilo LinkedIn con il curriculum e l’elenco delle nostre esperienze.
  2. Costruirsi un network professionale e qualificarsi come una fonte che vale la pena consultare. Tra i following, cioè tra chi si segue, vanno banditi cantanti, calciatori, attori e celebrità varie, per concentrarsi, invece, con chi può essere funzionale alla nostra causa: aziende e responsabili di risorse umane, esperti del settore, siti e blogger specialistici. Utile, anche, dare un’occhiata alle persone e alle istituzioni seguite da chi si sta seguendo e fare una ricerca per parole chiave in modo da individuare chi ha i nostri stessi interessi.
  3. Alimentare il nostro profilo con costanza e consapevolezza. Con tweet che riflettano le nostre competenze e che siano capaci di interessare chi ci segue. Bisogna tener conto che si scrive per i follower e non per se stessi. No quindi all’autoreferenzialità.
  4. Anche l’hashtag è un ottimo strumento per farsi conoscere e far salire la propria reputazione agli occhi di eventuali recruiter: la parola chiave preceduta dal simbolo “#” permette, infatti, di unirsi a discussioni su temi di interesse o di tendenza. Non bisogna abusarne, però, né utilizzare gli hashtag fuori luogo.
  5. Non esagerare con i Tweet. Assolutamente vietato dalla netiquette anche copiare tweet da altri senza citarne la fonte. Privilegiate, quindi, la qualità alla quantità ed eviterete il rischio “defollow”. Quando poi sarete riusciti a raggiungere una certa familiarità con un’azienda o con un potenziale datore di lavoro, indirizzando tweet e rispondendo ai suoi, sarete nelle condizioni di mandare un massaggio privato e candidarvi per una posizione d’interesse.

Video colloquio. Molte aziende per risparmiare su tempi e costi, utilizzano il video colloquio. Ninja Marketing ci racconta come sopravvivere al e come prepararsi. In sintesi:

  1. Fare estrema attenzione all’ambiente. Chiudere le finestre per impedire che i rumori esterni diano fastidio. Illuminare bene l’ambiente per fare in modo che gli altri vi vedano.
  2. Prepararsi e fare delle prove. Per essere più sciolti e spontanei e non trovarsi in imbarazzo di fronte ad una telecamera. Sbagliare non è consentito, né essere indecisi.
  3. Massima esaustività e minime divagazioni. Un video colloquio non è come un faccia a faccia. Durante un colloquio classico si potrebbe tentare di stabilire un rapporto e spendere 10 minuti parlano del pilota di F1 preferito del tuo intervistatore. Un video di risposta può essere guardato più e più volte e analizzato per la sostanza, il selezionatore rimarrà inesorabilmente concentrato e distaccato. Aylward raccomanda di far rientrare le risposte in due minuti al massimo, e suggerisce di concentrarsi sul rispondere al punto principale nei primi 15 secondi.“Sempre leggere o ascoltare tutta la questione fino in fondo e poi rispondere pienamente”, aggiunge Newman. “Quando si fa un esempio, la risposta va organizzata sempre allo stesso modo: situazione-task-azione-risultati”. Bisogna essere appassionati…ma non troppo pomposi o accademici.

In bocca al lupo!

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