Se bruciasse la città. Non dimentichiamo la Città della Scienza.

Mi riesce inevitabile dedicare questo post alle fiamme che si sono portate via La città della scienza di Napoli, 24 ore fa. Molti  tra quanti ci leggono probabilmente non ci sono mai stati, alcuni, spero non molti, non ne conoscevano fino a 2 giorni fa neanche l’esistenza. Per noi Napoletani tra i 40 e i 50 anni è (ribadisco è) un fiore bellissimo e  solitario in un Campo, dove prima  – non c’era l’erba – ma c’erano ciminiere di fumo di quell’Italsider che ha accompagnato e dato da mangiare a tantissimi napoletani  e che è stata motore e disperazione della città al di là della collina di Posillipo.

La prima volta che ne sentii parlare alla fine degli anni ’80, avevo già visitato La Villete a Parigi e mi ero divertita un sacco era stata un esperienza tutta nuova, che mi aveva conciliato con l’idea di Museo, e mi sembrava impossibile che a Napoli potesse sorgere qualcosa del genere. E invece accadde. Peccato che poi da vent’anni non si sia riusciti ad aggiungere concime a quel fiore, riqualificando una zona che paesaggisticamente non ha eguali.citta-della-scienza-napoli

Da quando ho lasciato Napoli alla Città della Scienza ci sono tornata poche volte. Ma man mano scoprivo che tutti i figli dei miei amici sono cresciuti a “pane pizza e Città della Scienza”. E’ stato per molti il luogo dove volevano andare la domenica, in gita con la scuola, a fare qualcosa di sempre nuovo,  dove c’era sempre qualcosa da fare e che rendeva Napoli più vicina al resto mondo. Leggo oggi con il cuore in gola di genitori in difficoltà a spiegare ai bambini increduli davanti alle fiamme viste in TV, perchè adesso la città della Scienza non c’è più. Già perchè non c’è piu ? Ancora non sono chiari i motivi ma è una ferita aperta nel cuore della città e in tutti cresce la consapevolezza che probabilmente oltre alla ferita ci sia anche l’infezione, quella solita che avvelena la vita di chi vive in quella bellissima città.

In queste ore vedo alternarsi reazioni contrastanti dal sentirsi cenere di Roberto Saviano, all’indignazione di chi vorrebbe estendere il dolore a tutta la Nazione che pare,  in queste ore,  in tutte altre faccende affaccendata. Un giornalista amico,  grida indignazione perchè a meno di 24 oer la notizia è già finita in fondo alle notizie importanti sui principali quotidiani, domandandosi se fosse bruciata la Villete a Parigi sarebbe successo lo stesso ? Del resto anche le dimissioni del Papa hanno avuta vita mediatica breve e non solo in Italia. Un’amica, sta perdendo le speranze e sogna di fuggire via da Napoli. Un altro è incazzato contro tutti e tutto, come al solito. A mia zia 8o enne veniva da piangere.

Il web intanto si è mobilitato con appelli e idee per la ricostruzione. Non sarà semplice lo sappiamo già. Io mi auguro solo che il web abbia l’effetto di alimentare quel senso di appartenenza e di orgoglio che ultimamente viene dedicato di più a quando il Napoli sfida la Juve che in altre occasioni. Insomma Forza Napoli, ma che sia forza vera.

Per chi volesse contribuire a fare qualcosa due le iniziative aperte dalla Fondazione  Idis – Città della scienza  sulla pagina facebook trovate tutte le informazioni (il sito non funziona), ma soprattutto non dimenticate, continuate a parlarne, ogni tanto tra qualche mese chiedetevi, andate a cercare notizie sulla Città della Scienza. Solo così potrà rinascere.

EidosTweet: se bruciasse la città, da te, da te io tornerei.

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