Arrivano gli hashtag su Facebook, ma quanto dureranno?

1

Arrivano gli hashtag anche su Facebook. L’utente medio si ribella, l’utente evoluto comincia a farne incetta anche qui. Molti post indignati sulla comparsa di questo strano segnetto # davanti alle parole, che non si è mai capito a cosa servisse neanche sulla tastiera del telefono.
Gli utenti evoluti apprezzano, sono già abituati ad utilizzarli su Twitter soprattutto per rintracciare conversazioni e per capire quali sono i temi più discussi, sul sito di microblogging Tumblr, su Google +, ma anche su Pinterest e Instagram.

Tra tutti questi, mancava fino a oggi il social network più grande e frequentato, cioè Facebook.

A chi si ribella, Facebook ricorda che gli hashtag invece sono uno strumento per accorciare le distanze, o diventare una piazza virtuale intorno ad esempio ai programmi televisivi. Non è un segreto il fatto che su Twitter si creino dei veri e propri fenomeni virali nel commentare un evento in tv. Dice il Sole24Ore: “mediante gli hashtag i messaggi degli utenti entrano in un flusso condiviso e aperto se hanno scelto di avere una pagina personale pubblica. È un modo di accorciare le distanze in un’immensa rete sociale online. Aprono una vasta piazza digitale. Inoltre gli argomenti preceduti dal simbolo del cancelletto sono un volano per la social discovery di attività, come la musica e la letteratura”.

Vero, anche se tutto questo un po’ stona con il principio di Facebook, alcuni utenti non sono affatto interessati ad ampliare la propria piazza qui, utilizzano altri social network per farlo. “Il sistema degli hashtag non cambia comunque le regole sulla privacy di Facebook. Questo significa che ogni iscritto potrà vedere nell’elenco dei post con un determinato hashtag solo i messaggi pubblicati dai propri amici o dalle persone che hanno scelto di rendere pubblici, quindi visibili a tutti, i loro post. Oltre ai profili sono comprese anche le pagine.”

Per alcuni gli onnipresenti cancelletti hanno i giorni contati. In molti casi vengono infatti utilizzati a sproposito, per ampliare la propria rete sociale o la propria popolarità nel mondo. Un esempio tra tutti sono gli hashtag su Instagram, foto infarcite di milioni di hashtag a sproposito, che servono solo a scardinare la grammatica del social network proiettandoci oltre i nostri follower. Daniel Victor del New York Times, in un suo pezzo profetizza la scomparsa del cancelletto “Ci sono due cose da tenere presenti quando si tratta di raggiungere più utenti possibili – ha detto Victor – la prima è in quanti stanno usando quello specifico tag, la seconda quanti lo stanno cercando. Non abbiamo il minimo dato su quanto spesso certi tag siano ricercati. E se nessuno cerca, nessuno troverà mai nulla”.
“Abusati, poco attraenti, spesso ridicoli e male architettati, troppo lunghi o incomprensibili, gli hashtag rischiano dunque di vivere proprio in questi mesi il loro canto del cigno. Prima di inabissarsi e lasciare spazio a chissà quale altra modalità di indicizzazione su Twitter ma anche su Google+, Instagram e Pinterest, dove sono ugualmente utilizzati per rendere pubblici i propri contenuti. Quanto a Facebook, arrivato buon ultimo, si vedrà. Una recente analisi firmata da BlogMeter parla di un aumento del 22% dei tweet contenenti hashtag. È un dato da interpretare al contrario: vuol dire che l’intasamento è completo.”

Chissà quindi se l’hashtag scomparirà, sta di fatto che anche il padre fondatore Twitter si sta attrezzando, tanto che cancelletto o no, la ricerca di argomenti e parole restituisce comunque i risultati.
Su Facebook, che tra poco introdurrà proprio come Twitter anche i Trend Topic, cosa potrà accadere? La bulimia da cancelletto ci travolgerà? Ci lasceremo travolgere dall’hashtag sponsorizzato?

Eidos Tweet: il trending topic potrebbe presto non avere più un cancelletto a cui aggrapparsi.

Credits [La Repubblica, Il Post, Il SOle24Ore]

Annunci