Sarà vera cultura digitale ? Non lo so ma va bene lo stesso.

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Ieri mattina, appena sveglia, ho letto un articolo sul tema dei Nativi Digitali. L’articolo, scritto da Paolo Attivissimo, giornalista e scrittore impegnato a svelare e smontare le sempre troppo numerose bufale digitali, pone l’accento sul fatto che i cosiddetti Nativi Digitali (cioè coloro che sono nati quando internet già esisteva) non vangano valorizzati per le loro competenze informatiche perchè, dando per scontati la maggior parte dei meccanismi di cui dispongono, in realtà non hanno nessuna cultura informatica e sono per questo più esposti a rischi e ad essere manipolati.  In realtà, in questa condizione, credo che non siano solo i nativi, ma tutti coloro che non si sono mai posti il problema di cosa sia realmente internet e come funzioni. Insomma, tutti quelli che non sanno rispondere alla domanda di mia madre 89enne – “Ma chi ce l’ha messa tutta quella roba lì dentro?” – indicando il mio Iphone e che quando scorre le foto sul mio Ipad mi guarda come a dire – “Ma cosa c’è sotto il vetro che scorre?”.

Effettivamente sforzandomi a trovare le riposte, ogni volta capisco bene quello che vuole dire chi ha scritto l’articolo. Ed è vero che mi rassicura saperlo anche se in maniera approssimativa (cioè, io so che le cose, le informazioni, le immagini, non sono state sempre qui nel web, che qualcuno ha trovato il modo di metterle, ha inventato un sistema di trasmissione dati, un linguaggio fatto di numeri o cose del genere…più o meno, anzi boh!) e in realtà mi immagino anche intorno al camino a raccontare ai posteri di quando Internet non c’era e si mandavano le lettere e poi arrivò il fax e poi e poi, con tutti che mi guardano con gli occhi sgranati come quando nelle praterie c’erano ancora i bisonti.

Vedere bambini smanettare tablet come noi i pastelli Giotto fa impressione, ma io non penso che siano più intelligenti o più bravi, penso che sappiano fare qualcosa che io non sapevo fare alla loro età. Ma anche il mio amico Giaime in terza elementare (anno 1973) sembrava un genio, perchè conosceva una parola come “biodegradabile”. Certo apprendere da uno studio della Bocconi che gli studenti delle scuole superiori lombarde non sanno come funziona Wikipedia e quindi sono pronti a bere senza dubbio alcuno alla sua fonte di sapere, non è bene.

Resta il fatto che questo è il prezzo pagato all’avanzamento tecnologico in tantissimi campi. I nostri genitori conoscevano ad esempio tutto del motore di una macchina, pompa della benzina, pistoni, spinterogeno, motorino di avviamento e cose del genere erano alla portata di tutti, poi sono arrivati i circuiti elettronici e allora ciao…

Insomma mi sento noiosa e banale a dire che dalla meccanica all’elettronica siano passati più o meno tutti gli esseri attualmente viventi su questo pianeta con meno di 20 anni e siamo sopravvissuti.

Leggevo qualche giorno fa dell’inquinamento di Londra dopo la guerra, quando non si respirava e tutto era grigio fumo (fumo, fumo però) ecco non mi va di guardare al futuro sempre e solo in maniera negativa. Spero che questa corsa folle poi trovi il suo tempo per migliorare, per insegnare le differenze, i rischi e le cose da sapere, come del resto è sempre stato.

Del resto prima si è imparato a tirare una freccia, un sasso, un proiettile e poi è nata la balistica.

Insomma sorvegliamo, insegniamo, raccontiamo di ieri e di come sono fatte le cose, ma fidiamoci, non possiamo fare altrimenti.

EidosTweet: sapere come funziona vs sapere a che serve, chi vince?

crediti: http://www.oxydiane.net/

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