La Francia è una repubblica fondata sul Pastis?

 Navigando in rete mi sono imbattuto in questo articolo pubblicato da Ilpost.it che riporto integralmente riguardante una sentenza del Tribunale di Bordeaux che ha condannato una foodblogger al risarcimento  danno a seguito di una cattiva recensione di un ristorante su Trip Advisor.

“Un giudice di Bordeaux ha condannato una blogger francese perché la sua recensione negativa di un ristorante di Cap Ferret, in Aquitania, veniva mostrata troppo in evidenza (precisamente quarta) nei risultati della ricerca su Google del ristorante stesso. Il giudice ha ordinato che il titolo del suo post venga modificato (solo quello, non il contenuto) e che la blogger, Caroline Doudet, risarcisca con 1.500 euro più 1.000 euro di spese processuali i proprietari del locale che l’avevano denunciata per diffamazione. Il giudice ha anche sottolineato che il danno al ristorante era stato aggravato dal fatto che Caroline Doudet e il suo blog “Cultur’elle” avessero circa 3.000 iscritti tra Twitter e Facebook, facendo dunque intendere che questa cifra fosse di fatto piuttosto significativa.

Caroline Doudet ha 35 anni, è un’insegnante di liceo e sul suo blog scrive di varie cose (il suo non è un blog di cucina). Il 23 agosto del 2013 ha pubblicato un post intitolato “Il posto da evitare a Cap-Ferret: Il Giardino” in cui faceva commenti poco positivi sulla proprietaria del ristorante («crede di essere una diva») e raccontava di aver trovato un servizio piuttosto scadente:

«La prima cameriera non ci chiede, come si usa fare, se vogliamo un aperitivo. (…) Arriva una seconda cameriera che prende il nostro ordine, ma non ci chiede se vogliamo un aperitivo (è logico: pensava l’avesse fatto la sua collega) e siamo quindi obbligate a chiederlo noi (lo volevamo). Passano dieci minuti e ancora nessuna traccia né del nostro aperitivo né della nostra bottiglia di vino. Così chiedo a un terzo cameriere: sarebbe bello se ci servisse ora un aperitivo, altrimenti i nostri piatti potrebbero arrivare prima. Bingo, mentre il cameriere numero 3 ci porta (finalmente) i nostri aperitivi, i nostri piatti ci vengono serviti dalla cameriera numero 1. Piatti che noi rimandiamo indietro, perché accidenti, siamo solo all’aperitivo (per colpa loro) e il pastis si accompagna male con la bistecca. La cameriera mugugna. Mentre stiamo bevendo arriva la proprietaria, scostante (…), e ci chiede di far loro sapere quando vogliamo i nostri piatti (…)».

Dieci mesi dopo la pubblicazione del post Caroline Doudet è stata citata in giudizio dalla proprietaria del ristorante. «Sono rimasta sorpresa di ricevere l’avviso così tanto tempo dopo (…) Non hanno nemmeno cercato di contattarmi personalmente», ha detto. Il titolo del post, secondo quanto stabilito dal giudice, trasformava il commento negativo in diffamazione, in base all’articolo 1382 del Codice civile francese: arrecava cioè un danno al locale. Caroline Doudet ha commentato: «Capisco che l’articolo possa aver turbato la proprietaria, ma le conseguenze mi sembrano sproporzionate. Se i blogger non hanno la libertà di fare recensioni negative, fare solo recensioni positive non ha alcun senso». Doudet ha infine spiegato che molto probabilmente non ricorrerà in appello, perché «non vuole rivivere settimane di angoscia»”.

 

Ora il dibattito sulla libertà di espressione in rete è da sempre un tema caldo che appassiona molti. Leggendo l’articolo mi sono venute da fare alcune considerazioni/domande a riguardo:

1) Quali confini ha la libertà di espressione in rete? Se internet è democratico perchè tutti hanno la possibilità di dire la loro, qui non si sta andando oltre?

2) Fare delle critiche, che stando alla recensione riguardano tra l’altro solo il servizio e che per le consuetudini francesi possono anche essere plausibili, possono essere considerate alla stregua di una diffamazione?

3) TripAdvisor è un sito tendenzialmente nato per consigli/recensioni. Per un ristoratore essere presente con la propria attività vuol dire in teoria essere disposti ad accettare i pro ma anche i contro, e nello specifico i contro sono rappresentati critiche e pareri negativi. Quindi perchè poi ricorrere al giudice se un cliente che non si è trovato bene e lo esprime pubblicamente? (ma il cliente non aveva sempre ragione??)

4) Non sarebbe stato più efficace per risolvere la faccenda, che il ristoratore invitasse personalmente la blogger a tornare offrendole la cena per scusarsi del servizio non adeguato, dimostrandosi in questo modo aperto al dialogo ed interessato al parere dei suoi clienti, recuperando al contempo una cliente andata persa che molto probabilmente avrebbe segnalato con soddisfazione il comportamento riparatore, guadagnando inoltre in termini di immagine? Così facendo invece dal mio punti di vista, dato che la questione ha avuto  risonanza su media nazionali e non, il ristoratore ha avuto una perdita decisamente superiore al rimborso  stabilito dal giudice e al contempo ha involontariamente favorito la foodblogger, che un po’ di traffico al suo blog l’avrà anche guadagnato.

Dopo tutte queste domande tre constatazioni.

Primo: i francesi dovrebbero fare un stage intensivo di scuola di accoglienza in Romagna.

Secondo: fare la blogger può non essere solo un semplice divertimento.

Terzo: alle volte ed essere posizionati bene su Google.. è una gran casino!

Buon pastis a tutti!

P.s.: ma il pastis con la bistecca sta davvero male?

 

Eidsotweet: La comunicazione, seppur da molti sottovalutata perchè considerata secondaria, è sempre più importante anche per realtà all’apparenza piccole come può essere un ristorante.

 

 

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