sharing- condividere il verbo che dobbiamo imparare a usare

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La rivoluzione più importante dal  mio punto di osservazione sulla rivoluzione che le  nostre vite stanno subendo è sulla ridefinizione del tempo e, nel tempo, del modo.

Non più certezze granitiche 9h/18h lavoro, agosto/ferie, e ancor meno studio poi lavoro certo.

E allora ci stiamo un po’ adeguando, morfologizzando (si dice così? da morphing)  sul nuovo sistema di vita che sta vedendo implodere il modello economico classico : tempo+specializzazione=guadagno in una nuova formula molto liquida e mutante al momento, che prevede una  parola emergete SHARING come condividere.

Non è più il BARATTO dei secoli addietro un oggetto per un altro oggetto ma è mettere in comune un bene per usufruirne o contemporaneamente (BlaBlacar) o in tempi diversi (home exchange).

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E da qui sono partite anche nuove forme di business come Airbnb o Spotify e il Car Sharing con GuidaMi Car2Go e prossimamente le biciclette e chissà se anche da noi arriveranno i parcheggi condivisi come justpark o i vestiti posseduti solo per il tempo necessario come su girl meets dress?

Sta di fatto che possiamo sia risparmiare tempo (tempo per occuparci di assicurazione, di manutenzione dell’auto) e spazio, se assolutamente l’economia condivisa prevede un sensibile abbattimento dei costi di possesso.

Ai mie occhi la rivoluzione più è straordinaria è l’acquisizione di una proprietà privata condivisa: poter scegliere, vedere e poi vivere una casa altrui con un grande rispetto cosa che non avrei saputo immaginare fino a qualche anno fa.

C’è un video  realizzato da Nesta che spiega con un’animazione il significato del consumo collaborativo che una recente ricerca sul mercato interno dice che un terzo degli italiani si dichiara pronto a sperimentare.

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EidosTweet: la condivisone inizia dal sapersi mettere a disposizione

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