Lavaggio del cervello? No grazie

consumatoriprocesso_di_acquisto_in_reteDa spettatori ad attori della comunicazione. La rivoluzione capeggiata dai social media all’insegna della condivisione e del passaparola ha dato a tutti noi, utenti e consumatori, le armi per conquistare una risonanza mediatica senza precedenti. Il nostro modo di comunicare e di informarci è completamente cambiato, trasformandoci da semplici fruitori di informazioni a veri e propri produttori di contenuti.

Il 39% dei consumatori acquista un prodotto dopo aver letto almeno una recensione su un blogIl 30% dopo aver letto post e commenti sui social network. (fonte Nielsen). Questo vuol dire che, indipendentemente dagli investimenti in pubblicità, una cattiva recensione ad esempio su Amazon può stroncare un prodotto oppure una critica su TripAdvisor può penalizzare pesantemente l’attività di una struttura turistica.

Tutto verissimo! Anche se leggendo i risultati di un esperimento fatto su Facebook da un redattore di Wired, Mat Hanon, pare che siamo molto meno protagonisti delle nostre scelte social.

facebooK-mental-health_tProvare per credere: collegatevi a Facebook e mettete “mi piace”, senza sosta e senza alcuna logica, a qualunque post, foto, video e articolo che trovate pubblicato sul vostro diario (tecnicamente il News Feed). Mat Hanon ha fatto proprio questo per 48 ore di fila dando il suo apprezzamento digitale ad ogni contenuto, anche quello più odiato, insensato, sdolcinato. Per ogni “mi piace” Facebook propone argomenti affini. A Mat suggeriva 4 articoli correlati ai quali il nostro ha prontamente dato i sui like.

L’idea di fondo di Hanon era vedere come avrebbe reagito l’EdgeRank, l’algoritmo di Facebook che regola la rilevanza e il peso dei singoli contenuti e che decide, su base informatica, quali post mostrare all’utente e quali gettare nell’oblio digitale.

Due i risultati più evidenti dell’esperimento

Facebook punta più sul traffico da mobile” A 24 ore di distanza, Mat ha subito preso atto di un cambiamento enorme: nel connettersi a Facebook da dispositivo mobile, i contenuti umani (post, status e commenti degli amici) erano completamente scomparsi dal suo News Feed, lasciando il posto solo a brand e post promozionali. Nel connettersi da computer, invece, pur essendo sempre prevalenti i contenuti aziendali rispetto a quelli umani, erano sopravvissuti alcuni status degli amici.

Oltre a confermare che i post che vediamo sul nostro diario da cellulare non sono gli stessi che compaiono sul computer (fisso o portatile che sia), è evidente che Facebook reputa la navigazione da mobile economicamente più fruttuosa e quindi manipola il proprio algoritmo a tutto favore dell’advertising. Sarà forse perché sono di più le persone che hanno un dispositivo mobile di quelle che possiedono uno spazzolino da denti?

“Facebook esaspera la logica del Daily Me”, l’Io Quotidiano teorizzato da Cass Sunstein: un meccanismo digitale perverso per cui l’utente finisce per essere circondato dall’eco assordante delle proprie convinzioni, creando idealmente un proprio giornale in cui non si apre mai ad altri punti di vista. E, infatti, dando i sui like ad una serie di contenuti ideologicamente estremisti, Facebook ha iniziato a segnalare a Mat pagine e contenuti simili, tanto da fargli affermare con un certo disagio che “”We set up our political and social filter bubbles and they reinforce themselves—the things we read and watch have become hyper-niche and cater to our specific interests.

In questo caso, l’EdgeRank di Facebook – come anche quello degli algoritmi che gestiscono i contenuti dei colossi informatici – propone all’utente solo contenuti simili alla sua area comportamentale e ideologica.

Il risultato però non è molto social né molto orientato alla condivisione e confronto di idee diverse tra loro. Piuttosto si tratta di una vera e propria chiusura che non permette il confronto con opinioni diverse dalla propria. E visto che il News Feed appare agli occhi dei più come un giornale su misura più che un semplice aggregatore di contenuti, ecco l’esasperazione del Daily Me: nel suo giornale personalizzato l’utente si sente a casa, ideologicamente al sicuro, semplicemente perché i punti di vista opposti sono banditi e l’algoritmo implementa il proprio credo, senza mai metterlo in discussione.

Ma allora chi influenza chi? E dopo panni sciacquati in Arno di manzoniana memoria vogliamo forse farci sciacquare il cervello nel mare della rete?

Eidos Tweet: meditiamo, gente, meditiamo. E prendiamo i social media semplicemente per quello che sono!

Fonte: daily storm – Federico Sbandi

Annunci