Think The Future, ultima chiamata

Chiudere l’anno con qualcosa di originale, significativo, intelligente non è facile questa volta. Stamattina alla radio ho sentito in un programma che voleva far sorridere le seguenti notizie messe in fila. Napolitano lascia entro fine anno, la Regina Elisabetta, pare, anche, Gli Stati Uniti aprono a Cuba, Putin è a un passo dalla catastrofe del rublo, il Papa non da retta alla Curia romana e fa un po’ come gli pare.

Insomma il mantra degli ultimi tempi “il mondo non è più lo stesso” dobbiamo cambiare, pensare al futuro se no il futuro ci seppellirà, sta prendendo forma. Pensare al futuro però ci viene malissimo in Italia e in Europa in genere, tutti qui ancorati al presente che per chi ha la mia età è una tentazione fortissima, per chi ha 20 anni una maledizione. Uscire dal pantano in cui oggi ci troviamo dove non capiamo se dobbiamo solo cambiare l’ora della colazione o tutto il sistema alimentare – per usare una metafora su un tema a me caro – è la nostra grande sfida.

Per capire la portata di quello che sta accadendo torniamo a guardare al nostro mondo della comunicazione e dell’informazione. Sempre stamattina ho letto un articolo di Mario Sechi, giornalista tra più intelligenti in Italia, persona che ammiro moltissimo che mi ha incollato alla lettura. Nell’articolo si affronta il tema di che guerra persa sia quella tra I grandi editori del mondo dell’informazione e Google. Qui un passaggio: “Se gli editori avessero seguito tutti insieme quella linea rivoluzionaria e visionaria, se avessero investito nel cambiamento di cultura e nel modello di produzione, nella ricerca tecnologica, nel buon giornalismo e nel merito, oggi la realtà sarebbe diversa, avremmo un sistema in grado di stare in piedi, non un’industria che cerca la paghetta di Google prima di tirare le cuoia. Se i giornalisti e il sindacato avessero pensato non al posto garantito oggi ma al lavoro domani, scriverei un’altra storia. Quanti investimenti sono stati fatti nel settore del software, nella ricerca semantica, negli algoritmi, nelle applicazioni per migliorare la distribuzione delle news? Trattavano con il sindacato degli edicolanti! E ora, cari padroni del vapore editoriale, care penne incipriate, ora guardatele le vostre edicole. Quelle al centro di Roma vendono chincaglieria in ordine sparso per i turisti. E tutto questo scempio accadeva mentre i giganti di Internet catturavano il pubblico giovane con nuovi mezzi e linguaggi. Massì, allora era più facile continuare a pensare che quel futuro non sarebbe maiarrivato. Non ci riguarda. Sono americanate”.

Nel suo pezzo pubblicato su Prima comunicazione qualche settimana fa c’è una tabella che parla da sola e che riporto qui:Schermata 12-2457011 alle 10.06.52

Mentre gli editori hanno mantenuto immobile il modello di business, licenziato, sbattuto la testa al muro Google in 10 anni è passato ad intascare da 70 milioni di dollari di pubblicità a 50 miliardi, vogliamo fargli causa ? L’articolo è stato scritto prima che in Spagna la guerra sulle news portasse alla chiusura di Google News agli editori spagnoli, con la conseguenza di un calo del 15% del traffico di news on line. Appunto.

Ma come cambiare, da dove cominciare ? Noi nel nostro piccolo qui in Eidos certi giorni sbattiamo la testa insieme ai nostri clienti, e certi giorni cerchiamo di guardare avanti di pensare al futuro che ora è diventato un impellente necessità. Per il 2015 abbiamo cominciato da qui. copertina

EidosTweet: Think the future, ultima chiamata

Annunci