Cinquanta sfumature contro il logorio della “normalità”

1415961816405_wps_10_FIFTY_SHADES_OF_GREY_INTEAncora pochi giorni e coloro interessati al tema potranno dare un giudizio sulla trascrizione cinematografica del best seller di E. L. James Cinquanta sfumature di grigio. L’uscita del film è strategicamente prevista sia in Italia che in altre parti del mondo alla vigilia di San Valentino. Suggerirei di ignorare gli slogan della pubblicistica tipo “film evento dell’anno” e di auspicare un paio di ore di divertimento e, naturalmente, di discreta eccitazione dei sensi. Casalinghe più o meno “disperate”, impiegati con improbabili calzini, amministratori delegati, intellettuali di ambo i sessi… Dopo la visione ci scateneremo tutti in giochi di ruolo per sopperire al monotono quotidiano della vita di coppia o di qualsiasi relazione in atto? Ok, forse è meglio pensare che l’effetto sarebbe ridicolo, e che la vera trasgressione sia la “normalità”…

Slogan esagerati a parte la pubblicistica funziona alla grande, soprattutto sul web: solo in Italia si contano oltre 7 milioni e mezzo di “mi piace” per la pagina Facebook del film. Uno spazio particolarmente vivace, con tante iniziative che vanno da eventi speciali (spiccano gli incontri in varie città con make up artist) a svariate possibilità di vincere i biglietti per la visione del film. La medesima offerta è a disposizione per i quasi 5000 followers sul profilo italiano di Twitter, dove furoreggiano anche le canzoni della colonna sonora che mira a essere uno dei punti di forza del film.

 

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Per accuratezza visiva si segnala anche l’elegante sito italiano, soprattutto per le foto e le immagini teaser. Il portale non ricorda che la sceneggiatura del film ha ignorato il famoso (per chi ha letto il libro) passaggio del… tampax! Ce ne faremo una ragione, ma nella rete la falla viene enfatizzata da numerosi portali sia di cinema, sia di gossip/attualità.

 

Difficile, ma mai porre limiti alla provvidenza, che il f6a00e54f7fc4c58833017c385ed961970bilm si imponga per un particolare valore artistico come accaduto a Nove settimane e mezzo, del quale tutta l’operazione-Sfumature sembra una rilettura aggiornata (anche il film diretto nel 1985 da Adrian Lynne era tratto da un libro come molti ricorderanno). La bellissima Dakota Johnson (la studentessa Anastasia Steele attratta dal gusto del morboso) e l’aitante Jamie Dorman (il miliardario dalle fantasie sadomaso) si confrontano con Mickey Rourke e Kim Basinger. Ma Nove settimane e mezzo si è ritagliato uno spazio significativo nella storia del cinema moderno e del costume soprattutto per il raffinato processo produttivo basato su una regia altamente sperimentale per l’epoca (montaggio e fotografia in stile video clip) e per aver introdotto alcune tendenze della moda e dell’arredamento di fine anni ottanta. Per non dire che nel racconto, tra un amplesso e uno spogliarello con Joe Cocker in sottofondo, faceva capolino un senso di tremenda solitudine ben caratterizzato dai due protagonisti. Una scelta coraggiosa in piena epoca di edonismo sfrenato.

Sarà lo sguardo di Anastasia Steele a dirci se la storia si ripeterà: se alla fine del tour erotico il grande vuoto di una esistenza “normale” sarà colmato, o se i protagonisti si ritroveranno nel gorgo della solitudine come accaduto in Nove settimane e mezzo.

Eidostweet: 30 anni dopo “Nove settimane e mezzo” i nostri sensi sono provocati dalle sfumature di grigio… forse! 

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