Scuola digitale? Tutti dietro alla lavagna…

La cifra di un paese arretrato in termine di innovazione e di potenzialità legate allo sviluppo della rete? Il pessimo bilancio del progetto del Ministero dell’Istruzione denominato scuol@2.0, lanciato nel 2011 sotto l’egida dell’allora Governo Monti e indirizzato a una profonda innovazione didattica e di trasformazione delle scuole attraverso l’utilizzo delle tecnologie.

scuola-digitale-120903114800_mediumCome ha ricordato l’attento Gian Antonio Stella in un articolo apparso sul Corriere della Sera lo scorso 9 febbraio, le scuole digitali, così definibili per aver portato a termine il progetto, dopo quattro anni sono solo 38 su 8.519! Fonte il portale Tuttoscuola. Grazie all’articolo di Stella si è aperto sul Corriere della Sera un dibattito finalizzato a capire il perché di questo fallimento.

Di base possono essere individuati due motivi: il non avanzamento dell’Agenda Digitale Italiana, macro-progetto che abbraccia il potenziamento della rete a vantaggio di molteplici ambiti, e la solita onnipresente crisi che ha frenato la possibilità di erogazione dei fondi che erano previsti nel progetto scuol@2.0… Tu chiamali se vuoi effetti collaterali.

Dunque il gessetto e la lavagna continueranno a essere le icone delle nostre scuole in attesa di pc, tablet, e wi-fi? Possibile, ma non è detto. Colto sul vivo riguardo a una delle sue ossessioni (la scuola), il situazionista Matteo Renzi ha infatti fatto intervenire nel dibattito del Corriere la deputata del PD Anna Ascani, affidandole il compito di comunicare un messaggio rassicurante sulla volontà del Governo in materia. A maggior ragione a fronte di tale Waterloo.

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Nel suo intervento la Ascani si lascia andare a una impegnativa promessa: “Vorrei cogliere l’occasione per sottolineare che il Partito Democratico e il Governo hanno messo al centro della propria azione riformatrice questa grande scommessa: far sì che la scuola sia non solo al passo coi tempi, ma capace di precorrere i tempi che verranno…Un piano nazionale ‘Scuola digitale’ che voglia essere davvero tale non può fare a meno di un investimento serio e corposo sulla banda larga e sui device“. Gian Antonio Stella, noto per la memoria di ferro sostenuta da un ricco archivio, avrà preso nota della promessa.

Anche perché in questo modo la palla passa di nuovo in mano all’Agenda Digitale Italiana, in fase di preoccupante stallo. La deputata PD non ha infatti ricordato che nello scorso dicembre Palazzo Chigi e i responsabili dell’Agenda hanno prodotto un documento di intenti che riconosce gli scarsi passi fatti sotto i governi precedenti, rilancia con nuove idee, ma sposta a fine 2016 il concretizzarsi dei primi risultati.

La Maestrina dalla Penna Rossa di deamicisiana memoria può così continuare a sfoggiare per ancora un po’ di tempo la piuma sul cappello, in luogo di microfoni e cuffiette hi-tech…

Eidos Tweet: Renzi ultima chance per la digitalizzazione della scuola?


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