“Poz Is Out”! Quando il crollo del mito uccide il claim

Hanno creato un vero sconquasso mediatico le recenti dimissioni di Gianmarco Pozzecco dalla carica di allenatore della Pallacanestro Varese. Dopo due ottimi anni passati a Capo D’Orlando come coach della squadra siciliana, Pozzecco la scorsa estate aveva accettato l’invito di Varese, cui lui aveva regalato da giocatore lo storico scudetto del 1999.  Un’intera città che lo venera è in estasi. Ma non solo, il “Poz” (come è familiarmente chiamato) diventa uno straordinario volano per attrarre sponsor alla causa del consorzio che oggi regge le flebili sorti della gloriosa società, ex Ignis Varese negli anni 70. Per non dire della campagna abbonamenti che con il claim “I’m Back” a lui ispirato diventa un successo in termini di tesseramenti e di visibilità mediatica.

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Tutto bello e tutto fantastico, fino alle prime crepe di una squadra che dopo un buon inizio si sfalda sotto il peso di infortuni a catena e di discutibili scelte di mercato. Così il “Poz” a fine febbraio si dimette dall’incarico perché impossibilitato a sopportare il dolore che la difficile situazione di classifica gli reca. Lo fa dopo un tormentato travaglio interiore ben documentato da una conferenza stampa che spopola sul web (http://www.youtube.com/watch?v=pPxrzm7XdEM). “Per troppo amore si può morire”, ha scritto argutamente Luca Chiabotti sulla Gazzetta dello Sport riguardo a queste dimissioni.

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Fatta la tara sull’eccesso di emotività del “Poz” questa sembrerebbe una normale storia di “sconfitta” nello sport, con dimissioni o esoneri. Ma non è così. L’uragano che ha investito una intera città piombata in piena depressione crea seri problemi al consorzio: il main sponsor Openjobmetis non nasconde la sua preoccupazione, e non a caso è in atto un tentativo di convincere  l’eroe in crisi a rimanere con un’altra carica… Tempi durissimi per chi con ammirevole passione vuole tenere in vita un importante progetto sportivo: i costi sono lievitati, e se ti imbarchi in operazioni inesorabilmente legate all’immagine di un singolo rischi di veder crollare tutto il castello di carte costruito. Bei tempi quando il “Cumenda” Borghi, patron dell’Ignis, entrava nelle case degli italiani con le sue lavatrici, riuscendo al contempo a costruire una squadra di basket leggendaria.

Eidos Tweet: troppo amore distrugge il claim vincente

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