Ikea va al museo

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Mi piace segnalare percorsi di comunicazione intelligente, comunicazione che portano un po’ di contenuto.

Ikea è senz’altro una delle multinazionali che si distingue in questo campo e due sono le campagne di comunicazione in circolazione in questo periodo (una tradizionale e una virale) su un tema comune: l’arte che sono state realizzate in Olanda e in Gran Bretagna.

Vediamo cosa hanno pensato e realizzato in Olanda: hanno esposto all’interno del museo di Arnhem una stampa venduta all’Ikea a 10€ per chiedere ai visitatori un parere sull’opera dipinta dal pittore di fantasia Ike Andrews. L’esperimento è stato organizzato e il filmato  dal team del network olandese LifeHuntersTv e il risultato è sorprendente. Mischiata tra quadri di arte moderna, la tela Ikea finisce per essere sovrastimata fino a un valore di oltre 2 milioni di euro o definita “una espressione del caos mentale” . Un contenuto che è stato subito viralizzato dalla rete.

 

Nel Regno unito invece  l’ ultima campagna pubblicitaria ha riproposto le scene di tre noti quadri: “Nottambuli” di Edward Hopper, “I mangiatori di patate” di Vincent Van Gogh e “La colazione dei canottieri” di Pierre-Auguste Renoir.

Le scene ricostruite perfettamente ma con solo mobili e  stoviglie Ikea hanno messo in  scena  protagonisti sintenti a bere e mangiare esattamente come avviene nelle tele originali e, rivisitati in questo modo, hanno acquisito modernità creando empatia con lo spettatore.,

Così il Renoir è un brunch domenicale tra amici, mentre le patate di Van Gogh, tramutate in caffè, descrivono una merenda, forse una pausa tra colleghi, e l’immobilismo di Hopper diventa un pigro ritrovo notturno di avventori di un locale hipster.

Certo il caso di Ikea rimane unico: è la prima volta che una pubblicità sembra restituire agli oggetti il proprio ruolo, reinvestendoli di quella realtà di cui l’arte li aveva spogliati, una vendetta per i tavoli eat-art di Daniel Spoerri o il discusso letto sfatto di Tracey Emin. -(cit. pagina99.it)

 

EidosTweet: e se in Italia le aziende decidessero di investire in una comunicazione strettamente legata alla nostra Grande Bellezza?

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