Salvate e educate il soldato Mattia…

Cosa resterà nella testa di Mattia Sangermano, lo studente ingenuo, disinformato e superficiale divenuto celebre in pochi istanti per aver esaltato le azioni dei black bloc a Milano? Per ora una gogna mediatica, quella cui lui è stato sottoposto, anche beffarda visto la disinvoltura con la quale il nostro si è presentato alle telecamere del TgCom24 a volto scoperto. 1-8edzP-KoXQ80Lhp5tptk6gInnanzitutto penso che l’episodio rappresenti l’ennesima conferma di come essere genitori oggi sia impresa ciclopica, a volte pure frustrante. Fardello che a maggior ragione investe emotivamente coloro che non giocano a scaricabarile sulla società (“la colpa è della scuola”, ecc.), o che non evocano le tortuosità della cosiddetta “famiglia allargata”, o assente, a fronte di separazioni coniugali. Ma in questo caso milanese, come per la mamma black divenuta icona della rete dopo il cazziatone al figlio in quel di Baltimora, rimarrà sempre sospesa la domanda “dove eravate prima?”. Infatti i genitori di Mattia, che pure hanno lodevolmente imposto scuse e gesti riparatori, nelle interviste hanno liquidato il figlio come “un pirla”.

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Personalmente, tornando al recupero psicologico del ragazzo e a cosa gli rimarrà nella testa, non avrei dubbi: farei espiare a Mattia la colpa in modo costruttivo e non punitivo mettendolo in contatto con Don Gino Rigoldi e la sua struttura di recupero “Comunità Nuova”. E poi, nel rispetto della sua sensibilità, gli proporrei senza forzature letture dei classici educativi di ogni epoca.

Su tutto, lo terrei lontano dai social network dove il livello di pena dei cosiddetti VIP ha toccato vette preoccupanti proprio in seguito alla devastazione milanese del 1 maggio: ancora una volta nel segno della strumentalizzazione e della voglia di protagonismo d’accatto. Un esempio su tutti, il tedioso scontro tra Fedez e giornalisti ideologicamente schierati come Nicola Porro, Laura Cesaretti, e Filippo Facci. Non c’era bisogno di essere dei geni per capire che il rapper pur contrastando l’Expo non giustificava di certo la violenza.

Eppure dai loro account twitter i tre hanno picchiato duro su Fedez con il solo scopo o di appoggiare Matteo Salvini nella sua crociata contro il ministro Alfano o di mettere in difficoltà il sindaco di Milano… A quando un agreement tra giornalisti seri e responsabili per non utilizzare più twitter?

 Eidostweet: il duro “mestiere” di genitore nell’era dell’immagine

 

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