Libertà di stampa: un declino ben poco misterioso

Lo scorso aprile l’organizzazione non governativa Reporters sans frontières ha presentato il 2015 World Press Freedom Index. L’annuale focus sulla libertà della stampa nel mondo, con riferimento al 2014, analizza e ordina in una classifica 180 Paesi tenendo presenti alcuni criteri che includono: il pluralismo dei mezzi di informazione, l’indipendenza, il rispetto per la sicurezza e la libertà dei giornalisti e il contesto legislativo nel quale i mezzi di informazione operano. Per l’Italia le notizie non sono per niente buone, ma anche qualche paese “insospettabile” non se la passa bene…

good_luck_good_night15

Il World Press Freedom Index indica un generale deterioramento mondiale della libertà dell’informazione avvenuto nel 2014. Le cause, con una visione globale della situazione nei 5 continenti, sono da rintracciarsi nelle guerre, nella carenza di democrazia, nella violenza delle manifestazioni e nella crisi economica. Il declino assale tutti i continenti, senza distinzione. L’Italia però scende di 24 posizioni rispetto allo scorso anno e si attesta al 73esimo posto in classifica! Va subito detto che il triste risultato ha trovato giusto un minimo di eco sulla rete, tra siti generalisti e blog, mentre la carta stampata si è limitata alla classica manciata di poche righe in cronaca. Forse è arrivato il momento di farci delle domande riguardo ai gruppi che controllano i quotidiani in Italia, a prescindere dalla grave crisi che ha colpito l’editoria. Nel dettaglio il report dice anche che la situazione dei giornalisti in Italia è peggiorata drammaticamente nell’ultimo anno con una impennata degli attacchi personali. Si registrano infatti 43 casi di aggressione fisica e  7 casi di attacchi incendiari a case e macchine durante i primi 10 mesi del 2014. Oltre a un aumento di casi di ingiustificata diffamazione (da 84 del 2013 a 129 nei primi 10 mesi del 2014).

carte2014_en

Se Roma non ride, Berlino, a sorpresa, non se la passa meglio. Per la prima volta dopo anni, infatti, la Germania è fuori dalla top ten dei virtuosi e si posiziona al dodicesimo posto. I media tedeschi sono stati accusati di non affrontare alcuni temi in modo esaustivo. Tematiche come immigrazione, politica estera (Ucraina), lotta all’estremismo di destra e di sinistra non sono state analizzate in maniera profonda e obiettiva come richiesto dai criteri standard di Reporters sans frontières. Bensì descritte attraverso l’interpretazione faziosa delle redazioni, accusate di pubblicare solo fatti e pareri “di tendenza” rispetto ai propri lettori. Per altro, chi segue la stampa italiana sa benissimo che lo stesso tipo di violazione è esercitata dalle nostri parti. Dunque non solo giornalisti vittime della malavita o dell’arroganza dei querelanti, ma anche precise responsabilità per scelte redazionali contrarie al pluralismo.

All-the-Presidents-Men-Hoffman-Redford-DVD-PDVD_0081

Per la cronaca, all’apice della classifica troviamo, come da tradizione, i tre paesi scandinavi: Finlandia, da 5 anni al primo posto, seguita da Norvegia e Danimarca. In coda con le performance peggiori, si attestano Turkmenistan, Nord Corea e Eritrea. La Francia è al 38esimo posto (sale di un posto), gli Stati Uniti al 48esimo posto (scendono di 3 posti), il Giappone  al 61esimo posto (scende di due posti), il Brasile al 99esimo (su di 12 posti), la Russia al 152esimo (giù di 4 posti), l’Iran al 173esimo(invariata posizione) e la Cina al 176esimo (giù di un posto).

Eidos Tweet: libertà di stampa ai minimi termini in Italia

Annunci