Quanto ci piace parlare di FOOD!

Io amo il cibo, in tutte le sue mille e più sfaccettature.
Mi piace cucinare, andare fuori a cena e sapere tutto e di più su nuove tendenze, ingredienti e tecniche di cottura dimenticate.
Ho dalla mia che sono nel posto giusto al momento giusto. A Milano, durante Expo 2015, in un’agenzia di comunicazione con il mondo del food viaggia a braccetto.
La fortuna in più, è quella di provenire da una famiglia che ama il cibo quanto me. I miei nonni, compagni della mia crescita e della mia eduzione alla vita e alla tavola, mi hanno spesso sottoposta a cibi non propriamente per bambini. Ebbene, a 6 anni chiedevo frittate di rane, lumache, uregia (l’orecchio del maiale), lingua e varie frattaglie…
Poi, una costante… a tavola non faccio altro che parlare di cibo! “Che bontà, ma come l’hai fatto? Sento il profumo di una spezia, è forse…? Che olio hai usato per friggere? Guanciale di…? E questo? Che super abbinamento!!!!”

165228589-a9985222-2d15-4648-88dc-be75ea44ebd5 2So bene che questa è buona abitudine degli italiani! Per questo vi segnalo il libro di Elena Kostioukovitch Perché agli italiani piace parlare del cibo”, già pubblicato nel 2006 appena tornato sugli scaffali grazie alla riedizione rivista e corretta da parte di Odoya e Teckel Books.
Perché agli italiani piace parlare del cibo è un viaggio attraverso l’Italia da nord a sud: ogni regione un capitolo, e molti racconti. Dei marinai liguri che, dopo mesi in mare a mangiar merluzzo, bramavano focacce e cibi di terra; dei calabresi scorbutici che continuano a coltivare e cucinare quelle melanzane che fino alla fine dell’Ottocento erano considerate responsabili di pazzia e disordini psichici (mentre oggi sappiamo che, al massimo, aiutano a combattere la cellulite); dei virtuosi intellettuali a cui era affidato il fondamentale compito di trinciare la carne destinata al banchetto della corte estense, nella Ferrara del Cinquecento. Perché parlare di cucina significa riscoprire una storia, un Paese che forse abbiamo in parte dimenticato. Un’Italia unita proprio dalla sua diversità. “Incontrare la cucina italiana, scrive Umberto Eco nell’introduzione, vuol dire scoprire la differenza abissale, non solo di linguaggio, ma di gusti, mentalità, estro, sense of humour, atteggiamenti di fronte al dolore e alla morte, loquacità o silenzio, che separano un veneto da un sardo”. Oltre a questa mappa geografico-culturale del cibo, Elena Kostioukovitch costruisce un piccolo catalogo di argomenti trasversali, capaci di attraversare le succitate differenze regionali. Ad esempio, la fiducia (giustamente riposta) nella dieta mediterranea, il disprezzo per il junk food e la diffidenza verso gli ingredienti “di lusso”, oppure la spietatezza nei confronti della pasta cotta anche un solo minuto di troppo.

Eidos Tweet: buona lettura e buon appetito! Poi, vi verrà fame! 😉

Credits: [D La Repubblica]

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