Impressioni di maggio (su Expo)

Expo si accinge questo week-end a compiere le prime 3 settimane  di vita.

Sono stato ad Expo solamente una volta per ora (la domenica del primo week-end) e penso che non possa essere sufficiente una sola visita per poter dare un giudizio a riguardo. Ma questa prima visita, seppur furtiva, mi ha lasciato qualche impressione a riguardo.

Non appena varcato l’ingresso è quella di ritrovarsi all’interno di un piccolo mondo a sè stante, all’interno del quale poter venire in contatto potenzialmente con tantissime culture. Vedere circolare  così tante persone differenti in uno spazio ridotto a Milano crea stupore positivo e sicuramente fa sentire parte di un qualcosa finalmente di internazionale (in Italia) a cui forse siamo poco abituati e che può coinvolgere tutti.

A livello architettonico il sito espositivo è imponete e suggestivo: i padiglioni sono sicuramente belli dal punto di vista estetico e si alternano uno di seguito all’altro comunicando la riduzione al minimo delle distanze tra i Paesi presenti, sia in senso fisico che ideologico (basta pensare ad esempio che Usa e Iran, non proprio due Stati amici, sono a meno di 100 mt di distanza l’uno dall’altro o che attraversando il decumano si passa dal Nepal al Brasile in un attimo); l’Albero della Vita, il monumento simbolo della manifestazione, è sicuramente imponente e visto la sera  è particolarmente scenografico….ma della prima visita poco altro mi è rimasto. Personalmente l’impressione è quella di un puro esercizio di stile fine a se stesso. Quelli che mi sembra manchino sono i contenuti. Mi spiego meglio.

Visitando i padiglioni uno non sa esattamente cosa aspettarsi. Visto il tema (Nutrire il pianeta, Energia per la vita) forse qualche proposta su come i vari Paesi possono contribuire nel cercare di garantire il cibo per tutti ? O idee su come rendere sostenibile l’agricoltura? O qualcosa del genere? Da quanto ho visitato ( 6 padiglioni) mi sembra più che altro emerga una specie di promozione-vetrina “enogastronomica” dei vari Paesi partecipanti, che è legittima, ma che penso non debba essere la sola cosa esclusiva all’interno di un evento di tale portata, perchè il rischio è quello di finire confinati ad una semplice mostra mercato.

Ho letto ieri a riguardo uno stralcio di un’intervista a Carlo Petrini di Slow Food su ilfattoquotidiano.it che per ora, in attesa di compier ulteriori spedizioni in quel di Rho, mi sento di condividere: “I Paesi hanno investito grandi somme nell’architettura dei loro padiglioni, ma hanno dimenticato i contenuti. E, soprattutto, hanno dimenticato i contadini che con il loro lavoro sfamano il mondo. Dovevano essere la vera anima dell’esposizione. Invece vedo che qui fanno un figurone nazioni che nei loro territori non rispettano i contadini”.

E oltre agli interrogativi sui contenuti, l’altra grande domanda è: ma che fine faranno i padiglioni una volta terminato Expo? Rimarranno o verranno smantellati? Interessante a tal proposito è l’opinione di Richard Burdett, una delle archistar del Progetto Expo che sempre al Fatto dichiara “Avevamo ipotizzato che almeno il 50 per cento dello spazio assegnato a ogni Paese restasse aperto, a verde, anzi, fosse coltivato e produttivo. Ogni nazione poteva mostrare i suoi prodotti, a destra un campo di riso, a sinistra una piantagione di caffè e così via. Questa idea è stata completamente stravolta…[…] Noi volevamo evitare che Expo si trasformasse nelle olimpiadi dell’architettura, con ogni nazione che facesse a gara per proporre le forme più strane. Volevamo proporre di fare di più con il meno. Perché gli edifici non sono più importanti dei contenuti”.

Se una volta terminato Expo – continua  Burdett, che ha contribuito tra le altre cose nella progettazione delle Olimpiadi 2012 di Londra – noi torniamo qui il maggio dell’anno prossimo e troviamo un’area desolata, senza ruspe e senza idee, allora è uno spreco di soldi. Se invece, com’è successo a Londra e a Barcellona, questi eventi sono l’inizio di qualche cosa, ne sarà valsa la pena. Come la situazione che conosco bene, quella di Londra, dove gli investimenti per le Olimpiadi sono stati l’avvio di un lavoro che durerà venti o trent’anni per costruire un nuovo pezzo di città”.

Uno degli aspetti positivi di Expo è che comunque qualcosa a Milano sembra essersi  mosso affinché possa diventare  una città migliore, più funzionale ed internazionale (lavori di ristrutturazione a vari livelli, costruzione della nuova linea Lilla, miglioramenti di alcuni servizi, ecc..). Sicuramente poi vedere  girare per le vie cittadine un più alto numero di turisti fa ben sperare per il futuro (nell’augurio che il flusso di curiosi non si esaurisca al termine dell’esposizione universale) per cercare di posizionare Milano non solo come una città nella quale arrivare solo per lavoro ma una città interessante da altri punti di vista e aperta al mondo.

Speriamo che qualcosa resti e che i contenuti arrivino. Speriamo non si tratti di un’occasione sprecata.

 

Eidostweet: Expo fino ad ora per me è una serie di punti di domanda che spero trovino presto risposte!

 

 

 

 

 

 

 

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