10 titoli per l’estate e non solo

Un post dei più tradizionali cosa leggere quest’estate ma anche, dopo e  sempre. Niente Vanity Fair o Grazia, ma i consigli di di due librai quarentenni amici, appassionati e fidatissimi Fabio e Vittorio.

Ho chiesto loro che devo leggere quest’estate ? questa la loro lista  E uno ce l’ho messo io, ma non vi dirò quale. Ma ce n’è per tutti. Buona lettura a tutti.

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1) Benedizione di Kent Haruf

Nella cittadina di Holt, in Colorado, Dad Lewis affronta la sua ultima estate: la moglie Mary e la figlia Lorraine gli sono amorevolmente accanto, mentre gli amici si alternano nel dare omaggio a una figura rispettata della comunità. Ma nel passato di Dad si nascondono fantasmi….Dad non sarà l’unico a dover fare i conti con la vera natura del rimpianto, della vergogna, della dignità e dell’amore. Kent Haruf affronta i temi delle relazioni umane e delle scelte morali estreme con delicatezza, senza mai alzare la voce, intrattenendo una conversazione intima con il lettore che ha il tocco della poesia.

2) Non tutte le sciagure vengono dal cielo di Thomas Meyer. 

Il giovane ebreo ortodosso Mordechai Wolkenbruch, detto Motti, ha un problema: sua madre e la sua ossessione per il matrimonio. Nel suo impegno per farlo sposare fissa al figlio decine di appuntamenti con le ragazze più svariate. Giovani donne che però assomigliano tutte a lei e che sono decisamente diverse da quelle che attraggono Motti. Un vero e proprio caso letterario, una ventata d’aria fresca e lo sguardo rivolto alle domande che – prima o poi – tutti dobbiamo porci nel nostro diventare adulti.

3) Il dolore del mare di Alberto Cavanna 

Nella piccola isola Palmaria, che sonnecchia sulle acque di fronte a Portovenere, gli echi del mondo arrivano attutiti ma non meno feroci. Lo sa bene Elvira, sposa giovanissima a cui la guerra ha sottratto il suo Radamés, caduto nelle trincee del Piave. Di lui le restano i pochi giorni passati insieme prima della partenza per il fronte e l’eredità nei tratti di suo figlio Ermes.
Ma i tempi che si annunciano sono infausti. L’Italia, uscita ferita dalla Grande Guerra, è avviata a un futuro di adunate e retorica, di vanità e saluti romani, ancora una volta un futuro di guerra.
Il dolore del mare racconta gli anni difficili fra i due conflitti mondiali visti dalla prospettiva di un’appartata comunità isolana: un piccolo mondo antico, forgiato dal lavoro e dalla quotidiana lotta con la natura, destinato a essere risucchiato nell’abisso della storia.

4) Troppa importanza all’ amore di Valeria Parrella

«Quando torno ai racconti sono sempre felice: mi sento in un territorio mio, “so come si fa”. Credo che siano la misura giusta per i nostri giorni, il tempo tronco, caduco, veloce, rubato: leggere, sorprendersi, e poi continuare la giornata. Scrivo racconti quando sento che la realtà è troppo sfuggente e varia per essere cristallizzata in una forma lunga. E scrivo racconti perché mi interessano gli esseri umani: donne e uomini solitari che combattono le loro solitarie guerre. Ma soprattutto, io credo che il racconto sappia parlare di amore cosí come l’amore è: incompleto e sghembo». V.

5) Piu’ sporco della neve di Enrico Pandiani

In mezzo alla neve e al silenzio di una notte d’inverno, un furgone bianco risale i tornanti che lo portano al confine francese con l’Italia. Parlano poco, i due passeggeri, concentrati sul carico che stanno trasportando. Poi un’esplosione violenta, una palla di fuoco in aria, il bosco che si illumina, i rottami scagliati ovunque. A cento chilometri di distanza, Zara Bosdaves indaga su un caso di scomparsa e non può immaginare la valanga di guai che sta per franarle addosso.  Enrico Pandiani si consacra maestro del noir con una storia che è indagine poliziesca, ricerca di una verità sepolta sotto uno strato di ghiaccio, ma soprattutto esplorazione di quel terreno scivoloso che diventa la nostra vita quando perdiamo il controllo, la fiducia si incrina e, per riprendere ciò che ci appartiene, serve tirare fuori una forza primordiale.

6) i miei piccoli dispiaceri, Miriam Toews

Elf è sempre stata la più bella. Ha stile, idee geniali, ti fa morir dal ridere; le capitali del mondo la ricoprono allegramente di dollari per farle suonare il pianoforte e gli uomini si innamorano perdutamente di lei.
Yoli è la sorella squinternata. Ha messo al mondo figli con padri diversi, ha un amante avvocato, se si rompe la macchina fa sesso con il meccanico, ha il conto sempre in rosso e una carriera mancata.
E cos’è adesso questa storia che Elf vuole morire? Proprio in questo momento, poi, a due settimane da un’importantissima tournée. Scritto per dare forma a un dolore vero, I miei piccoli dispiaceri è un’esplosione di intelligenza, comicità e calore: Miriam Toews è una scrittrice grandissima, e in questo romanzo ha messo tutta la testa, l’anima e il cuore.

7) Enigma di flatey di Ingolfsson

È l’alba di una limpida giornata di giugno del 1960 quando una famiglia di pescatori dell’isola di Flatey, tra i fiordi occidentali dell’Islanda, trova il cadavere di uno sconosciuto. Nella sua tasca un foglio con una serie di 39 lettere. La vittima è il danese Gaston Lund, studioso di un antico enigma irrisolto basato sulle saghe raccolte nel Libro di Flatey e custodito nella biblioteca locale. Inviato dal continente a sciogliere il mistero, il giovane avvocato Kjartan si ritrova smarrito su un irreale pezzetto di terra con una manciata di case, dove i prezzi si calcolano ancora in pelli di foca, in tavola si servono uova di sterna e razza fermentata, e tutti credono nella maledizione legata all’enigma, che sembra avverarsi quando sull’isola compare un altro cadavere. Il fascino dei miti nordici avvolge un’indagine a doppio filo che insegue la soluzione dell’enigma attraverso le sue 40 domande mentre si addentra in questo piccolo mondo fuori dal tempo, in cui ogni abitante nasconde un universo di storie e di segreti, dal sacrestano che parla con gli elfi e si diletta in vaticini, al maestro depositario di memorie e leggende tramandate da generazioni. Molto più di un thriller, L’enigma di Flatey è un affresco ammaliatore dell’Islanda profonda, sospesa tra l’incanto di paesaggi vergini e l’eco delle saghe.

8) Il tempo è un bastardo di Jennifer Egan

l tempo è un bastardo è un romanzo insolito, formato da una serie di racconti eterogenei per ambientazione e stile, ma collegati dal ricorrere degli stessi personaggi. Al centro ci sono Bennie Salazar, ex musicista punk e ora discografico di successo, e il suo fidatissimo braccio destro Sasha, una donna di polso ma dal passato turbolento. Le loro storie si snodano fra la San Francisco underground di fine anni Settanta e una New York prossima ventura in cui gli sms e i social network strutturano le emozioni collettive, passando per improbabili ascese sociali e matrimoni falliti, fughe adolescenziali nei bassifondi di Napoli, scommesse azzardate ma vincenti su musicisti dati troppe volte per finiti.

Il tempo è un bastardo supera con coraggio gli stereotipi della narrativa tradizionale ma resta godibile e appassionante per tutti i lettori: è un romanzo-mondo aperto alle infinite possibilità dell’esistenza e della prosa,che si è conquistato la vetta della scena letteraria americana e si avvia a diventare un caso internazionale.

9) Il posto, ernaux

La storia di un uomo – prima contadino, poi operaio, infine gestore di un bar-drogheria in una città della provincia normanna – raccontata con precisione chirurgica, senza compatimenti né miserabilismi, dalla figlia scrittrice. La storia di una donna che si affranca con dolorosa tenerezza dalle proprie origini e scrive dei suoi genitori alla ricerca di un ormai impossibile linguaggio comune. Una scrittura tesissima, priva di cedimenti, di una raffinata semplicità capace di rendere ogni singola parola affilata come un coltello. Il posto è un romanzo autobiografico che riesce, quasi miracolosamente, nell’intento più ambizioso e nobile della letteratura: quello di far assurgere l’esperienza individuale a una dimensione universale, che parla a tutti noi di tutti noi.

10) La famiglia Karnosky – Israel J. Singer

Israel J. Singer è un maestro dimenticato, rimasto per troppo tempo nel cono d’ombra del più celebre fratello minore Isaac B., Premio Nobel per la letteratura. La pubblicazione di questo libro ha quindi il sapore di un evento, e di un risarcimento: finalmente, il lettore potrà immergersi nell’affresco familiare in cui si snoda, attraverso tre generazioni e tre paesi – Polonia, Germania e America -, la saga dei Karnowski. Che comincia con David, il capostipite, il quale all’alba del Novecento lascia lo shtetl polacco in cui è nato, ai suoi occhi emblema dell’oscurantismo, per dirigersi alla volta di Berlino, forte del suo tedesco impeccabile e ispirato dal principio secondo il quale bisogna “essere ebrei in casa e uomini in strada”. Il figlio Georg, divenuto un apprezzato medico e sposato a una gentile, incarnerà il vertice del percorso di integrazione e ascesa sociale dei Karnowski – percorso che imboccherà però la fatale parabola discendente con il nipote: lacerato dal disprezzo di sé, Jegor, capovolgendo il razzismo nazista in cui è cresciuto, porterà alle estreme conseguenze, in una New York straniate e nemica, la contraddizione che innerva l’intera storia familiare.

EidosTweet:buona lettura a tutti

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