Quando FB è solidarietà spontanea e in qualche modo antica.

Il 24 agosto il New York Time ha dedicato un articolo ad un fenomeno nato dal web a Bologna. La nascita della social srtreet di via Fondazza la strada di Bologna che grazie all’idea di Federico Bastiani, 37 anni, e sua moglie Laurell Boyers, 34, che nel 2013 arrivando in una città che non era loro hanno pensato di utilizzare Facebook per creare la comunità degli abitanti della strada con cui condividere idee, iniziative ma anche chiacchiere, cene e poi feste, manifestazioni con il risultato di sentire le proprie radici affondare in quella strada come se ci si fosse nati. Un fenomeno che dopo la piazza come caratteristica antica delle nostre città contiene il buono del nostro paese in versione 2.0

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Le social street da allora si sono moltiplicate e sono raccolte in un sito dove si può aprirne di nuove o iscriversi alla propria. Io a Milano sono iscritta a quella di Via Paolo Sarpi.

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Ma nel buono che può essere prodotto da Facebook mi è capitato di intercettate un gruppo che oggi raccoglie oltre 30.000 persone fondato da un Napoletano Sergio Colella un signore che a Napoli conoscono tutti avendo fatto da un lato il pallanuotista (a Napoli è uno status)  e dall’altro l’animatore di memorabili serate anni 80/90. Si chiama SOS amici aiutamoci tra di noi: Sergio racconta che nel 2013 le cose intorno a lui andavano malissimo, la crisi aveva segnato tantissime persone e quindi decide di mettere a frutto la sua pagina con i suoi primo 5.000 contatti invitando tutti in un gruppo la cui finalità e mettere a disposizione relazioni tra persone per dare aiuto a chi ne aveva bisogno. Come egli stesso scrive nel sui suo gruppo “Oggi, con più di 32600 iscritti, siamo una grande famiglia virtuale, operativa in tutti i campi, che aiuta i suoi partecipanti a condividere angosce, risolvere problemi di varia natura, trovare e dare lavoro a chi é stato licenziato o è disoccupato, segnalare assunzioni, o proporre piccoli lavori per poter continuare dignitosamente a vivere. Aiutiamo chi per un motivo o un’altro ha perso la casa, chi ne ristruttura un’altra a costo zero, troviamo personale qualificato per risolvere emergenze mediche, psicologiche, per chi non sa gestire un rapporto con un ente pubblico, con un figlio, con un animale domestico. Regaliamo mobili ed oggetti a chi deve arredare una casa nuova, trovare una casa in fitto a poco prezzo a chi ha possibilità economiche esigue, dando speranza in questo momento di profonda crisi sociale ed economica”. Io stessa qualche settimana fa mi sono rivolta al gruppo per trovare una persona in grado di fare un po’ di manutenzione agli infissi a casa di mia madre. Ho conosciuto in poche ore due persone marito e moglie  che con una piccola ditta di infissi oggi in crisi, hanno fatto un lavoro perfetto e mi hanno regalato il piacere di aevre risolto un problema e fatto un piccolo gesto di solidarietà. Questo ruolo dei social media trovo che sia uno degli aspetti più interessanti da osservare per dare certe volte senso alla nostra ossessione digitale.

EidosTweet: aiutarsi, condividere e stare vicino al prossimo, vi ricorda quaclosa?

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