Anziani e share economy. Può funzionare?

Circola in queste ore sul mio wall di FB una notizia che riguarda un gruppo di amici, alcune coppie decisamente frikkettone, che negli Stati Uniti, in Texas, si sono costruiti un villaggio molto ecosostenibile dove vivere tutti insieme la parte finale della loro vita.

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four-couples-live-together-town-sustainable-homes-texas-llano-exit-strategy-matt-garcia-16Il gruppo dichiara di essere amico da oltre 20 anni, di aver speso 40.000 dollari a modulo abitativo  e di condividere la passione per la natura. Ecco a occhio e croce io in quel posto isolato dal mondo con l’unico diversivo degli animaletti che ti scorazzano davanti casa (ma in Texas, non ci sono anche serpenti a sonagli, coyote e simili ?) non ci vivrei mai neanche con i miei migliori amici. Ma il problema è certamente di attualità. La nostra vecchiaia e la sua organizzazione è un argomento a cui io personalmente mi sto allenando giorno per giorno da qualche anno facendo tesoro con Rosetta, mia madre, che in tema di necessità a cui fare fronte e gestione badanti ha deciso di farmi prendere un laurea Honoris causa. Ma so di non essree sola, infattila notizia di cui sopra è stata ripresa e commentata da molti dei miei contatati FB. Ed è bellissimo vedere come ognuno cerca di adattare alle proprie passoni attuali l’idea del futuro. Anna ad esempio invoca la presenza di uno chef all’interno del gruppo e molti altri invocano un bravo medico, uno pratico e varie ed  eventuali. Ma anche nella vita fuori da FB mi sono trovata ad affrontare il tema e tutti si immaginano condomini, grandi case da condividere con gli amici  e ognuno ci butta dentro le sue paure, per esorcizzare il tema della vecchiaia, invocando con assoluta certezza, come il mio amico Paolo, che pur di avere una assistenza adeguata senza pesare troppo sui figli sarà disposto ad accettare limitazioni alla sua autodeterminazione: ‘certo che se vivrò in un gruppo dovrò adattare i miei orari’ ‘seeeeee figurati, dico io’. Non gli credo, ma non glielo dite tanto non è su FB, sarà il più grande rompiscatole della storie, come tutti noi. L’idea di andare a vivere con gli amici è bella per carità sarebbe bellissimo ma la mia esperienza mi dice che gli spazi dovranno essere molto ma molto ben distribuiti. Perchè se già oggi alcuni difetti dei nostri amici pur amandoli moltissimo ci appaiono intollerabili, figurati poi.

Il tema è caldissimo, figli pochi e lontani, pensioni al minimo, vita che si allunga sono i tre fattori che scatenano l’emergenza. Le soluzioni all’orizzonte sono ancora tutte da trovare ma intanto Quanti ad esempio  infatti avrebbero pensato durante gli anni dell’università di condividere casa con una persona più grande, magari dell’età dei propri genitori, se non anziana? O addirittura con un’altra famiglia? Pochi, quasi nessuno. Ora invece sui siti di annunci, come Kijiji.it, pullulano annunci come questo di un’anziana signora a Firenze: “Offro camera singola con uso cucina e bagno in appartamento situato a 5 minuti dal polo universitario di Novoli e a 5 minuti dalla stazione di Firenze SMN. Si richiede SOLO la presenza in casa nelle ore notturne per signora AUTOSUFFICIENTE che vive sola. annuncio rivolto solo a donne, ragazze e studentesse. Camera libera da subito […]” http://www.kijiji.it/annunci/stanze-e-posti-letto/firenze-annunci-s-jacopino-la-fortezza/gratis-no-affitto/83025000.

Oppure si cominciano a sperimentare iniziative come la Badante di condominio come segnalato a luglio sul Corriere, un’iniziativa del comune di Milano all’interno di un condominio dove ci sono alloggi gestiti dal Comune. Ecco questa è un’idea che mi piace e che secondo me potrà avere degli sviluppi anche a livello privato. Resta il fatto che la sharing economy sta facendo evolvere in una dimesione ancora tutta da definire i servizi primari. Gli alloggi, glli spostamenti e perchè no anche l’accudimento degli anziani.

FonteFoto copertina: Ziqqurat.eu Boredpandagardenandgun.com | mattgarcia.com | Facebook |Twitter (h/t: huffpost)

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