La triste fine di HitchBot e la solidarietà sui social

Uno degli episodi più curiosi, ma anche triste, dell’estate che sta per chiudersi ha riguardato la distruzione di HitchBot, il robot autostoppista che avrebbe dovuto viaggiare per tutto il mondo grazie alla generosità degli automobilisti. Frutto di un esperimento sociale, il simpatico androide era riuscito ad attraversare il Canada e parte dell’Europa ma prima di iniziare a percorrere gli Stati Uniti è stato oggetto di una brutale aggressione nei paraggi di Filadelfia. Aggressione devastante e letale, che ha suscitato anche l’attenzione dei media più importanti (qui il servizio di NBC News).

hitchbot-300x208E’ così finito l’esperimento voluto dai ricercatori canadesi David Smith (McMaster University) e Frauke Zeller (Ryerson University). L’idea dei suoi progettisti era di provare a rispondere alla domanda: gli uomini si fidano dei robot? Hanno dunque costruito un piccolo androide dall’aspetto simpatico e capace di una certa interazione vocale e poi l’hanno lasciato incustodito, sia pure dotato di GPS per i movimenti.

Fino al drammatico evento, l’iniziativa aveva assunto i contorni di un vero e proprio fenomeno virale, grazie al passaparola sui social e alle peculiarità assegnate al coraggioso e singolare autostoppista.

Tutti i numerosi contatti avuti con gli umani sono stati documentati con tweet e post ad hoc sulle pagine social aperte con il suo profilo! Facebook, Twitter, ma anche Instagram viste le tante foto scattate. E per ricaricare le batterie? Sufficiente trovare una presa accendisigari dell’automobile di turno.

Dopo il tour del Canada è stata la volta dell’Europa (in Olanda HitchBot è diventato la mascotte di una band hard rock !). Giunto negli Stati Uniti a metà luglio, l’androide è riuscito a fare capolino a Boston e New York. Prima di arrivare a Filadelfia dove alcuni ignoti lo hanno ridotto in pezzi.

Non è chiaro chi abbia distrutto HitchBot, né dove e quando l’abbia fatto. I “genitori” putativi del robot smembrato hanno preso con filosofia la cosa, dichiarandosi soddisfatti della quantità di chilometri macinati dal vagabondo, e non intendono cercare di dare un nome ai vandali. Per loro “il mondo resta pieno di persone disponibili e intelligenti”. Ma il defunto robot ha invece trovato la solidarietà (mista a rabbia e delusione) di tutti i suoi fan, molti dei quali si sono già  detti disponibili a contribuire alla ricostruzione dell’automa girovago! Uno di quei casi in cui si deve essere orgogliosi di appartenere a una comunità social…

Eidostweet: solidarietà per l’androide HitchBot, eroe dei social

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