La lotta tra Twitter e Instagram passa anche per gli insulti

La notizia che appassiona i digital addicted è che Instagram abbia superato Twitter. Ecco oltre la nostra Cinzia, che da oggi potrà dire “ve lo avevo detto io” perchè si è innamorata del mezzo fin dalla prima ora, si sentiranno sollevati tutti quelli che si sentivano un po’ a disagio nel dire ma io non capisco come funziona Twitter, “che devo fare? A me non mi viene nulla da dire”…

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Uno dei motivi per cui Instagram, il celebre Social Network basato su immagini e fotografie, ha raggiunto i 400 milioni di utenti attivi al mese, superando Twitter fermo a 316 milioni di utenti, sembra essere che è troppo difficile, poco intuitivo.
Un altro dei motivi per cui Twitter si è arenato a favore del Social capace di fissare l’instante per sempre è la lingua, non c’è bisogno per un asiatico conoscere una lingua straniera, ad esempio, per comunicare con me che a stento conosco l’inglese, basta una foto. Infatti dal suo debutto sul web di quasi 5 anni fa, la Community del “linguaggio visivo” è cresciuta in modo esponenziale ed è andata alla conquista del mondo, tanto che oggi più del 75% dei suoi membri è al di fuori degli Stati Uniti.
La geografia di Instagram è molto chiara e mostra come oltre la metà degli ultimi 100 milioni di iscritti vive in Europa e in Asia, mentre gli stati con il maggior numero di nuovi utenti sono Brasile, Giappone e Indonesia.

Nella competizione tra i due linguaggi esiste inoltre un dettaglio non trascurabile come riporta il Foglio e cioè  “Vijaya Gadde, responsabile degli affari legali di Twitter, in un recente articolo di suo pugno pubblicato sul Washington Post ha affermato che è “la libera discussione è inutile se la gente ha paura di partecipare”, facendo pubblica ammenda per la scarsa sicurezza della piattaforma. Da rivedere completamente, afferma la Gadde, le policies sulle offese alle minoranze e sulla pubblicazioni di immagini intime senza il consenso degli interessati. Secondo una ricerca commissionata da Kick it Out, l’associazione che combatte il razzismo nel calcio, l’88 per cento dei troll – cioè quei soggetti che intervengono nelle conversazioni con messaggi aggressivi, provocatori o senza senso – preferisce Twitter, complice anche la possibilità di iscriversi utilizzando uno pseudonimo. Motivi per cui l’azienda sta moltiplicando gli sforzi a livello informatico per garantire una serena navigazione a chi vuole twittare in santa pace.

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In questi giorni anche da noi questo malcontento per la facilità con cui su Twitter si può superare il muro della critica e finire alla lapidazione con le parole si è manifestato infatti attraverso due personaggi ultra popolari come Linus e Walter Zenga che hanno deciso di abbandonare Twitter per sottrarsi, giustamente, agli insulti gratuiti. Linus ha dichiarato che la sua serenità e più importante, frase che considero personalmenete una conquista. Infatti, molto spesso in questo ultimo, dopo i primi fenomeni di linciaggio a mezzo Twitter (ma  anche FB non scherza ma almeno ci si mette la faccia, in genere), seguiti da stupore iniziale, ho sentito subentrare una sorta di rassegnazione e anche di condanna per chi protestava un po’ come the “Show must go on”.  “Hai voluto la bicicletta? E adesso pedala”. Evolversi, comprendere le innovazioni è giusto ma perdere la dignità difronte al mezzo tecnologico non va di pari passo con l’evolversi della civiltà. Non possiamo pedere la bussola dei rapporti sociali perchè ci sentiamo sopraffatti dal mezzo. Essere insultati gratuitamente e in maniera violenta non deve diventare ‘normale’ perchè esiste il mezzo. Quindi spero che Twitter evolva in questo senso restando un mezzo di stupefacente utilità per l’informazione e il dibattito, io amo la parola scritta più dell’immagine ma questoa, da millenni, può fare malissimo.

Foto di copertina: la battaglia di San Romano di Paolo Uccello

EidosTweet: più educazione digitale per tutti.

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