De Gregori, “Rimmel” e la magia del mistero

Il tormentone degli “anta” legato al 1975 ci ha recentemente ricordato i 40 anni di Rimmel di Francesco De Gregori. Un disco magnifico, lo scrivo senza problemi e da ultra-cinquantenne, perché si tratta di un capolavoro assoluto della musica italiana, apprezzato anche da generazioni successive alla mia, e ancora oggi dal sound moderno.

In una calda serata di fine settembre il cantante ha celebrato l’anniversario con tre ore di spettacolo all’Arena di Verona con ospiti come Ligabue, Fedez, Checco Zalone, Malika Ayane, Caparezza, Giuliano Sangiorgi, Elisa, Fausto Leali. Un momento emozionante come testimoniato dalla performance della canzone che ha dato il titolo all’album (clicca qui per il live).

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Certo, anche a riascoltare quei testi oggi non si può fare a meno di notare una vena ermetica che non tutti (specie tra i critici musicali) apprezzarono all’epoca. Testi “strani”, enigmatici, quasi frutto di uno stream of consciousness destinato a finire tra le note di un pentagramma. In un momento in cui si imponeva il mito del cantautore impegnato (Guccini, Lolli, il primo Venditti, Bertoli, De Andrè, ecc.) la proposta sembrò quasi “eretica”, visto l’enfasi posta da De Gregori sull’aspetto poetico a discapito della protesta sociale in anni durissimi. Che poi Francesco non abbia mai nascosto le sue simpatie politiche per il vecchio PCI di Berlinguer è un altro paio di maniche…

Nelle numerose interviste rilasciate in queste ultime settimane, De Gregori non ha cercato di fornire “spiegazioni” (si fa per dire), ma ha anzi sottolineato la “magia” che ha permeato la produzione di Rimmel, ermetismo dei testi compresi. Che non si tocchi la magia dunque!

A proposito di misteri, di “detto e non detto”, il cantante romano ha rilasciato una gustosa intervista a Io Donna, nella quale viene anche affrontato il tema dei presunti ispiratori delle canzoni di Rimmel: all’epoca si pensò a persone famose (Patty Pravo, Pablo Neruda, Antonello Venditti, tra gli altri). Oggi De Gregori, che all’epoca mai confermò o smentì, punta a smontare il tormentone e a riportare il tutto in un contesto di “normali incontri di vita” con semplici persone. Nell’articolo di Io donna però non si cita il brano Il signor Hood: il vecchio militante radicale che “alberga” in me non può dunque fare a meno di ricordare che fu molto più di una ipotesi l’idea di Marco Pannella come ispiratore. Anche per allusioni espresse in diverse occasioni dal carismatico ma “chiacchierone” leader del Partito Radicale…

EidosTweet: 40 anni di “Rimmel”, e sopravvie la magia del “mistero” dei testi 

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