Libertà, autonomia e consapevolezza al tempo di FB.

Tra i fiumi di parole che in questi giorno sono apparsi sulle nostre bachece e di cui io sono ben felice – mi fa più paura il prossimo imminente silenzio di qualche considerazione che posso non condividere – quella che forse anche per stemperare il dolore e la paura, ho trovato più interessante è stata quella sul ruolo di Facebook. L’amico Marco Massarotto, uno dei grandi esperti di comunicazione digitale in Italia, sempre intelligente e con punti di vista mai scontati, aveva già da domenica avviato una discussione su sulla scelta di FB di mettere a disposizione il Safety Check (quella funzione per cui si potevano dare di notizie di amici presenti tra i nostri contatti che si erano localizzate nell’aera di Parigi) e di lanciare la app con cui tantissime persone nel mondo oggi hanno il loro profilo con la bandiera francese. Una scelta quella di Facebook, affatto banale e che da un lato con la prima ha fornito, a chi era in pensiero per i propri amici, un’immediata rassicurazione e dall’altra, l’opzione della bandiera, ha convogliato la grande onda emotiva in un fiume di solidarietà e vicinanza al popolo francese, ma che allo stesso tempo ha messo in evidenza che, ancora una volta, il concetto di “strumento globale” utilizzato da circa 1,5 miliardi di persone non riesca mai a far rima con equità. Perchè Parigi si e Beirut no?  Ci sei è cominciato a domandare all’indomani di attentati dello stesso stampo avvenuti un giorno dopo l’altro, e poi ci dobbiamo aspettare il safety check come uno strumento a disposizione di tutte le situazioni a rischio dove sono coinvolte tante persone? E a chi sta in capo questa decisione le cui implicazioni sulla sicurezza ma anche sul coinvolgimento dell’opinione pubblica sono evidenti.

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Il ragionamento e sopratutto le tante domande sono raccolte da Marco in questo post.  Personalmente sono intervenuta nella conversazione dicendo che il potere potenziale di FB di orientare opinioni e comportamenti e pari ma con numeri decisamente superiori a quello della televisione di qualche decennio fa. Se FB fosse di proprietà di un Italiano, insomma potremmo aspettarci che tra qualche anno costui “scendesse in campo” per raccogliere “i frutti” del suo orientamento. La rivoluzione digitale ci ha travolto con novità di cui a volte facciamo fatica a cogliere la profondità. Oggi FB per molti cittadini poco alfabetizzati digitalmente corrisponde a Internet. Ma non è così FB, è una company molto profit che si muove secondo logiche che non è tenuta a dichiarare spiegare se non perchè decide di farlo. Nel nostro quotidiano tante volte ci troviamo a spiegare ai nostri clienti del perchè e del per come i loro fan sono diminuiti a causa del fatto che FB ha modificato l’algoritmo o del perchè non si possa modificare il nome ad una pagina se FB non è d’accordo e non sempre riusciamo a convincerli, perchè FB viene vissuto come un territorio pubblico e dove siamo tutti “proprietari” dei nostri spazi. Non non lo siamo, possiamo utilizzarlo ma secondo regole non dettate da noi. Ecco che quanto accaduto per Parigi fa esplodere questo tema a livelli molto ma molto superiori alle esigenze dei nostri clienti ma che più di ogni altro deve farci riflettere come la difesa delle nostre identità e idee dipende anche dalla nostra consapevolezza e capacità di non farci guidare nelle emozioni da niente altro che la stretta collaborazione tra il nostro cuore e il nostro cervello.

EidosTweet: è solo studio e il senso critico il principale garante della nostra libertà.

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