L’amore di Facebook per il piccolo Alessio, disabile umiliato

Su un blog, su un “contenitore” di idee, sui social network… Ogni tanto è salutare scrivere (e giudicare) le tante brutture dell’Italia. Specie se il tema è serio, e non “piove, governo ladro“. Giusto, per non abbassare la guardia e per provare a contribuire nel proprio piccolo alla protesta civile affinché vi sia un cambiamento.

La storia comincia così: «Non siamo pronti ad avere studenti disabili». Questo si è sentita rispondere qualche giorno fa Cristina Poggesi, quando arrivata a sorpresa alla scuola elementare Tullia Zevi di Casalpalocco ha trovato suo figlio Alessio, 8 anni e disabile fin dalla nascita, in uno stanzino-deposito. In mezzo a vecchi materassini e con una stufetta accanto. «Un lager» lo ha definito la mamma, che sotto choc ha fotografato il suo bambino in quella stanza chiamata “aula di sostegno» e ha postato la foto su Facebook.

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In poche ore, migliaia di condivisioni. E migliaia di faccine tristi con le lacrime. Perché l’immagine di quel bambino umiliato e abbandoto non può non ferire. Con la mamma che nel post chiede aiuto «affinché anche lui abbia una stanza decorosa, pulita e accogliente e non perda la sua dignità di bambino».

Detto dell’impotenza (e freddezza) mostrata dalle persone all’interno della scuola,  bisogna anche evocare la presunta “maestra di sostegno”: Alessio e i genitori l’hanno aspettata oltre un mese, ma quando è arrivata si è dichiarata incapace di svolgere l’assistenza!

Dal ministero dell’Istruzione intanto si è mosso un ispettore, meglio tardi che mai… Per ora il bambino a scuola non va più; “ne cerchiamo una che lo accolga come è suo diritto» dicono i genitori. Alessio è nato il 15 agosto 2007. Ma al Fatebenefratelli di Milano qualcosa non ha funzionato. «Ci hanno salvato la vita al Sant’Eugenio di Roma», ricorda la mamma. Ma a quel punto il neonato era comunque “segnato”: paralisi cerebrale. Gli è stata riconosciuta un’invalidità al 100%, ma nessuna indennità o supporto economico: «Siamo i primi in lista d’attesa ma qualcuno passa sempre davanti» chiosa amara Cristina.

E’ una storia tristissima. I fatti sono più eloquenti di qualsiasi riflessione si possa fare. Ora, dopo aver urlato il nostro schifo, ripromettiamoci di seguire gli sviluppi della vicenda. Un abbraccio a Alessio e ai suoi fantastici genitori.
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