Beata eleganza perduta

Riccardo Chailly ha riportato sul palcoscenico del Teatro alla Scala Giovanna D’Arco, l’opera di Giuseppe Verdi eseguita per la prima volta il 15 febbraio 1845.

Tanti gli ospiti attesi al grande evento, tra cui non sono mancati look da “favola” (in tutti i sensi).

Torniamo un attimo indietro nel tempo…
Le prime della Scala sono state per più di 200 anni un evento di stile.

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L’etichetta di un tempo, richiedeva smoking per i signori, abito lungo da gran sera per le signore. È d’uso il colore, ma non il rosso, che tende a confondersi con le poltrone. Usavano le pellicce, un tempo, ma dopo le proteste animaliste sono state soppiantate dalle cappe. «Resta utile la stola, perché è facile da togliere e il momento delle foto è quello in cui si varcano le porte d’ingresso e ci si libera del soprabito. Togliersi un cappotto nell’istante in cui si viene bersagliate dai flash è garanzia di foto malriuscite». I capelli andrebbero raccolti in un’acconciatura, e quanto ai gioielli, a dicembre, sarebbero vietate le pietre dure. Le signore si dividono fra quelle che portano solo gioielli di famiglia e quelle che rivendicano di poter usare una cortesia ai loro gioiellieri sfoggiando le loro nuove creazioni. 

Poi, bombardata durante la guerra, nell’agosto 1943, l’11 maggio 1946 la Scala venne riaperta e da allora si aprì una stagione di “nuova eleganza” dove le signore che li possedevano, recuperarono gli abiti lunghi e i gioielli. Le altre andarono in corto, ma fu per poco.

Oggi? Oggi bene.
Forse sarebbe stato meglio optare per un velluto rosso e confondersi con le poltrone.

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Eidos Tweet: l’importante non è farsi notare ma farsi ricordare. Prendete buon esempio.

Cit. [Corriere della Sera]

Cit. [IoDonna]

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