Beyoncé e la protesta vintage… Solo vintage?

Jay-Z è più un pappone che un gangster, ormai: fa prostituire la moglie come un oggetto sessuale“… L’incredibile e volgare insulto al geniale produttore afro-americano, nonché consorte di Beyoncé (vero obiettivo dell’offensiva) non è arrivato da un normale cittadino di uno stato a maggioranza WASP, magari con ancora qualche pregiudizio razziale. E neppure da un opinionista televisivo in cerca di visibilità. Come dite? Azzardate sia stato l’incartapecorito candidato alle primarie dei repubblicani Donald Trump? Già famoso per i toni discutibili che utilizza. No, ma ci siete andati molto vicini, perchè le parole dette live su Twitter sono arrivate da un altro candidato repubblicano: Mike Huckabee. Tutto il partito e gran parte dei supporter lo hanno elogiato sui social in un diluvio virale (contrastato, fortunatamente, dagli oppositori).

La “pietra dello scandalo” è stata l’esibizione di Beyoncé all’ultimo Super Bowl tenutosi a Santa Clara lo scorso 7 febbraio. La finale del campionato della National Football League, ammirata in tv dal solito gigantesco numero di spettatori (160 milioni!).

Per farvi un’idea potete vedere il mini-show della carismatica artista, introdotto da un set coreografico di Bruno Mars, cliccando qui.

L’esibizione della grande cantante ha richiamato direttamente gli anni  60 e 70 del Black Power, il “potere nero” militante dei ghetti che fu protagonista di gesti clamorosi come quello immortalato dalle foto nel corso delle premiazioni degli atleti alle Olimpiadi di Città del Messico nel 1968.

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Vestita da sexy “pantera nera” (come le sue coriste-ballerine), Beyoncé in pieno 2016 ha voluto appoggiare il movimento che denuncia la violenza della polizia nei confronti degli afro-americani. Stessa cosa per la coreografia “paramilitare”.

Il riferimento ai movimenti di protesta non è casuale, dal momento che il 6 febbraio l’artista aveva pubblicato il video del nuovo singolo Formation: un atto d’amore a New Orleans colpita dall’uragano Katrina che, come è noto, ha fatto vittime soprattutto tra gli afro-americani ed i più poveri.

Insomma, i repubblicani (la maggioranza dei politici e dei sostenitori scatenatisi sui social) non hanno certo apprezzato l’accurato lavoro icono-coreografico firmato da un “dream team” di stilisti: i canadesi Dean & Dan Caten di Dsquared2 e l’eclettica Marni Senofonte che cura con talento l’immagine di star come Beyoncé e Nicki Minaj.

 Malgrado il grande lavoro riconosciutogli a livello planetario, Barack Obama, primo presidente afro nella storia americana, non è riuscito ad armonizzare tensioni sociali che sembravano sepolte in un passato non lontano ma oscuro. Proviamo a immaginare cosa succederebbe se si imponesse un candidato repubblicano: sia esso l’inadeguato Trump o il social hater Huckabee… Che dire? Personalmente spero e confido in Hillary Clinton!

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Eidos tweet: con una performance, Beyoncè ha messo accento su temi che sembrano appartenere a un’altra era. Sembrano…

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