Impazienza

im·pa·zièn·za/

sostantivo femminile

Condizione di vivace sollecitudine, provocata dall’attesa.“mostrava una grande i. di arrivare”

 

Oggi ho scelto di partire da un sostantivo.

Ho passato questi giorni di ‘ponte’ pensando  a cosa sarebbe stato l’argomento del mio primo post di giugno, e le mie riflessioni basate su quello che sento e percepisco come persona e osservatrice di fenomeni comportamentali è proprio riassunto in questo termine: l’impazienza.

Oggi 6 giugno 2016 è l’impazienza  per l’attesa: dalle 00.00 di questa notte è stata  attesa dei risultati di questa nostra Non Nuova Politica ma certamente impazienti di registrare o meno un  CAMBIAMENTO. Le trasmissioni su cui mi sono sintonizzata dalla chiusura dei seggi continuavano a sollecitare inviati dai vari seggi a dare numeri e exit poll il prima possibile, prima ancora che si potesse effettivamente dire: impazienza da PERDITA DI AUDIENCE.

L’impazienza è il sostantivo dei tempi nostri e penso abbia avuto un’impennata nel riuso grazie al Nuovo Mondo Digitale che ormai ci rende sempre disponibili a chiedere e a dover rispondere in ogni forma: scritta, verbale e fotografica SUBITO. Impazienza dell’ATTESA: la mia mamma  novantunenne,  abituata ormai al legame cellulare=figlio chiama incessantemente senza più considerare ora e luogo. 

Lo shopping oggi è il regno del concetto dell’impazienza: googlo, cerco, mi informo, vado in un negozio a provare, ordino su un sito, lo posso ottenere in un giorno, perfino in un’ ora, lo ritiro in negozio se voglio, ..tutto è immaginabile e quasi tutto è possibile tanto che ti stupisci se in un piccolo negozio di Milano comperi e chiedi che ti consegnino a Torino ottenendo ancora ahimè un laconico: signora deve pagare il costo del corriere non so se le conviene, se lo porti a casa lei (5kg di sottopiatti)!

Ma l’impazienza  che ha per converso  la lentezza come dice  Milan Kundera nel suo romanzo del 1995 è indice direttamente proporzionale alla piacevolezza di un ricordo, corrisponde alla fretta ottenere, arrivare, fare senza quasi più darsi il tempo di riflettere e pensare.

L‘impazienza dei tempi andati corrispondeva a un segmento di tempo molto lungo che si desiderava accorciare per raggiungere qualcosa. Mi domando se l’impazienza di oggi sia davvero impazienza o se questa sia ormai la scintilla dell’ansia: il male dell’incipit del secondo millennio.

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Impareremo a far nascere le nuove vite in meno del tempo necessario? speriamo proprio di no!

Eidos Tweet: ci metteremo d’accordo prima o poi sul concetto di impazienza del secondo millennio: fretta, ansia o solo attesa?

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