Il Type-in e quel suggestivo “ticchettio” d’antan

Serata di fine maggio a New York: una di quelle, raccontano coloro che ci sono stati, che ti fanno sognare cullato dalle suggestioni della Grande Mela. Succede qualcosa di “magico”, in effetti, di “straordinario” rispetto agli odierni tempi…digitali! E’ la grande serata del Type-in, una sorta di raduno di appassionati di macchine da scrivere, che si affrontano in gare di battitura veloce all’interno di uno dei bar più cool di Manhattan.

Ha scritto il New York Times a riguardo: “Non immaginate il solito evento polveroso con cimeli e anticaglie. Questa è la moda del momento: vere e proprie jam session dove gruppi di entusiasti del ‘typing’ si sfidano con le loro vecchie macchine da scrivere, tra musica, cocktail e gente che fa il tifo: l’atmosfera è rock, elettrizzante“.

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La rinascita della macchina da scrivere è partita da qui, da queste gare di dattilografia versione 2016. Tutto è cominciato qualche tempo fa in un pub di Philadelphia, dove una tranquilla riunione di collezionisti si è trasformata una sfida di abilità. Gli appuntamenti si sono moltiplicati, fino a far diventare un oggetto del passato relegato a soprammobile in uno più alla moda che mai. Specie tra i giovani, sottolinea il prestigioso quotidiano: i neo-appassionati di macchine da scrivere hanno un’età media compresa tra i venti e i trent’anni. Di questi apparecchi d’antan apprezzano la praticità, la storia, ma soprattutto l’idea di scrivere senza le mille distrazioni della rete!

Il tema della “distrazione” (la sua assenza) è la chiave per capire le prospettive (anche didattiche) che il fenomeno può assumere, come ha ben spiegato Michael Mc Gettigan, tra gli inventori del Type-in: “Quando scrivi a macchina sei obbligato a concentrarti, non hai mail da controllare, né distrazioni come Twitter o Facebook. E per battere veloce devi essere allenato, mica puoi fare copia e incolla, e cancellare gli errori non è così semplice. È divertente come un gioco e un ottimo antistress”.

E i brand? Sono quelli storici. Eleganti e facili da usare, le vecchie Underwood, Remington e Smith Corona hanno registrato negli ultimi due anni picchi di vendite che non raggiungevano da decenni. Così come la Olympia Typewriter che ha venduto più di diecimila modelli nello stesso arco temporale. L’unica differenza con i prototipi tradizionali consiste nella presenza di un display E-ink, simile a quello montato sui lettori e-book, in luogo della carta (dal display si opera direttamente per la connessione di stampa).

Ma l’oggetto cult per eccellenza potrebbe essere la Hemingwrite, cosiddetta in omaggio al grande scrittore americano Hemingway: un ideale ‘anti-computer’ che mantiene un design rétro ispirato agli anni Ottanta ma che scrive in digitale riproducendo l’intramontabile suono del battere sui tasti. Il tocco tech più intrigante? Hemingwrite si può connettere alla rete tramite il wi-fi integrato. Ma solo per salvare i file, le distrazioni sono bandite…

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