Lourdes: un viaggio che è ancora di moda?

Oggi al Bar Apocalyptic di Eidos, Bianca Magrì, studentessa del liceo Classico, amante degli animali, ci racconta il suo primo viaggio da volontaria a Lourdes.

Sono Bianca , ho 16 anni e sono appena tornata dal mio primo viaggio  a Lourdes.

Mi è sempre piaciuta l’idea di essere realmente utile a qualcuno, così, seguendo i consigli di mia nonna mi sono ritrovata vestita da infermiera con una cuffiettina in testa e le calzamaglie il 15 di giugno su un treno diretto a Lourdes assolutamente non pronta per affrontare un viaggio di 25 ore da Milano verso i Pirenei.

Mi ero immaginata di condividere questo viaggio e l’esperienza con persone adulte, molto adulte, quasi vecchie. Non è vero, mi sono trovata con 150 ragazzi di cui io ero la più giovane ma il più “vecchio” aveva solo 18anni!

Non so se Lourdes è di moda, certamente è un’esperienza di cui si sente parlare da molte persone più adulte ma che piace, anzi, coinvolge tanti ragazzi giovani e non è solo per chi ha ‘la fede’.

Sono partita con 2 amiche, durante tutto il tragitto continuavamo a ripeterci: “Ma chi ce l’ha fatto fare?” scoppiando poi in risate isteriche nel risponderci ”NOI!!!” ma come si usa di dire in questi casi “ognuno è responsabile delle proprie scelte”.

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Bianca e le sue compagne di viaggio all’arrivo a Loudres: cuffiette e grembiuli è per essere a servizio e riconosciute.

Ad ogni modo la situazione cambiò non appena mettemmo piede all’interno delle porte del santuario. Non credevo fosse possibile, ma è così, la pace che viene trasmessa da questo luogo insieme alla forza data dai semplici sorrisi dei malati che permettono di vivere al meglio i giorni da trascorrere lì, nonostante gli orari veramente assurdi. 

Al mio rientro: una sola domanda:” Ma i “malati” non ti fanno pena? Non ti intristisci a stare con loro?”….Anche io prima di partire  avevo mille dubbi e preoccupazioni “e se gli faccio male” “ e se non vuole essere toccato” “e se per sbaglio gli stacco la flebo” (fortunatamente non è successo), ma soprattutto mi chiedevo “ma sono in grado di aiutare realmente qualcuno? La risposta l’ho capita una volta tornata ed è la stessa che ho dato a chi aveva i miei stessi dubbi: la parola malati non sottintende una razza o una specie aliena, è un semplice aggettivo, i “malati” sono persone come noi con un cervello e un corpo, piú o meno… ma si interagisce tranquillamente: con alcuni si chiacchiera, con altri si comunica con gesti e sguardi. A chi non crede di avere la forza per poter sopportare di vedere bambini magari in condizioni “diverse” state tranquilli perché quella ve la danno loro.

Lourdes è un mondo a parte, una grande famiglia, composta da volontari e “malati” dove tutti sono sereni e perfino felici e si sostengono a vicenda, ma per quanto io possa provare a spiegare la mia esperienza non riuscirò a trasmettervi  la vera essenza del viaggio. Ho deciso di tornare dopo soli tre mesi e così a settembre parto per un’ altra avventura alla volta di Lourdes dove tutto è possibile.

Di moda o no Lourdes è IL VIAGGIO che va fatto per sè e per gli altri, un’esperienza che non si scorda.

Se anche voi siete interessati come associazione consiglio OFTAL.

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