Briatore versus Zuckerberg e le donazioni 2.0

A “caval donato” – in teoria – non si dovrebbe “guardare in bocca“, come recita il proverbio.

Succede che nei giorni scorsi prima Gigi D’Alessio dalle colonne dell’Huffington Post e poi Flavio Briatore su Il Giornale abbiano mosso delle critiche relative alla particolare donazione di Mark Zuckerberg  per le popolazioni colpite dal terremoto del Centro Italia.

Piccolo passo indietro. In cosa consiste la donazione promessa dall’inventore di Facebook? Lo ha spiegato lui stesso nel corso del recente blitz a Roma per un incontro presso l’Università Luiss: «Facebook Italia donerà 500 mila euro alla Croce Rossa sotto forma di advertising credit che potranno essere utilizzati sulla piattaforma per promuovere le attività di cui c’è più bisogno: raccolta fondi, ricerca di volontari, richiesta di donazioni di sangue».

Insomma, una donazione un pò particolare, “contorta” se si vuole dal punto di vista del ritorno concreto, ma tant’è… Portiamo a casa e semplicemente ringraziamo Zuckerberg. Anche a D’Alessio e Briatore deve andare un grande plauso per le rispettive donazioni, ma le parole dell’imprenditore italiano rilasciate al Giornale stonano per mancanza di eleganza:  “Zuckerberg! Io non polemizzo con nessuno, ci mancherebbe, dico solo che un signore con un patrimonio di quelle dimensioni potrebbe impiegare i suoi soldi per attività concrete: pensi solo alle coperte, ai prefabbricati, alle casette in legno…Ma che se ne fanno i terremotati degli annunci su Facebook?». Stesso concetto, più o meno, espresso da D’Alessio.

A parte che per quanto articolata l’iniziativa di Zuckerberg mira a portare qualcosa (certo non a ” sottrarre”), non si capisce perchè un miliardario straniero debba essere investito della responsabilità di donare qualcosa al nostro paese, sia pure per una nobile causa.

Certo, Mr Facebook è attento alla sua immagine, e non è scandaloso affermare che l’iniziativa porterà ritorni al social network (fosse solo in termini di nuovi iscritti, con tutto quello che questo significa per il marketing).

Ma fortunatamente Francesco Rocca, presidente della Croce Rossa Italiana, sembra aver capito meglio di chiunque altro il senso di questa donazione: “Nati come spazi virtuali principalmente di divertimento e svago, – ha dichiarato dopo l’annuncio di Zuckerberg – i social network stanno dimostrando da tempo la loro grande utilità anche per l’impegno sociale, la comunicazione in caso di emergenza e la solidarietà al servizio delle comunità colpite da eventi tragici come quello che stiamo vivendo in questi giorni. Ringrazio Facebook Italia e il fondatore di Facebook Mark Zuckerberg che, ancora una volta come in passato, non è rimasto indifferente al dolore di una comunità e ha contribuito nel modo più congeniale al suo social network, utilizzandolo come naturale moltiplicatore della solidarietà che permetterà alla Croce Rossa Italiana di assistere le vittime del terremoto del Centro Italia”.

FlavioBriatoreGigidAlessioAnnaTatangeloElisabettaGregoraciLarge

Eidostweet: nell’era dei social anche la beneficenza è “liquida”. Zuckerberg è un incompreso?

Annunci