La banalità del suicidio in una società non garantista

Nulla di nuovo sotto il sole nella comunicazione  dedicata ai fatti di cronaca più “pruriginosi” (e drammatici), sia essa “tradizionale” o “liquida e virale”: il “mostro” viene sbattuto in prima pagina, continua a rimanerci se parte un lungo iter giudiziario (vedi il caso di Massimo Bossetti) ma il silenzio cala inesorabilmente se il soggetto esce di scena, o per un’assoluzione o per una volontaria scelta drastica.

immagini-quotidianoE’ il caso, recente, del professore Alberto Flores d’Arcais che, accusato di pedopornografia, si è ucciso ai primi di settembre lanciandosi dal sesto piano della sua abitazione di Legnano, città dove operava come primario di pediatria. Era un professionista conosciuto e apprezzato anche per missioni umanitarie in Medioriente e Asia.

Poche settimane prima era stato arrestato dai carabinieri coordinati dalla Procura di Busto Arsizio con l’accusa di abusi sessuali ai danni di ragazzine che aveva visitato, anche in presenza delle mamme. Quest’ultime in una prima fase non si sarebbero accorte di nulla o comunque non avrebbero protestato, salvo poi denunciare il professore.

Messo sotto inchiesta e consegnato ai domiciliari, il d’Arcais è entrato in un profondo stato di disperazione convinto d’essere innocente. La mattina “fatale” si è vestito con pantaloni e maglietta, ha finito di imbustare una decina di lettere (destinatari non resi noti) e ha scritto a penna su un foglio A4 un messaggio d’addio e di scuse alla famiglia…

Sipario. Lasciando al pubblico ministero le sue granitiche e discutibili certezze (“dispiace per il suicidio, ma e’ la riprova della colpevolezza” ha dichiarato il pm), sono qui a interrogarmi se il fatto non rappresenti una sconfitta per la società e tutti noi. Come sempre in casi di suicidio. Siamo presi dalle nostre urgenze quotidiane al punto da non protestare (idealmente) per l’approccio dei media verso tali situazioni: come detto, dal “mostro” in prima pagina all’oblio…

Qui non si tratta poi di difendere “Caino”. Il pediatra è stato praticamente condannato con gogna mediatica a indagini appena iniziate. E’ banale dire che avrebbe avuto diritto a un iter giudiziario obiettivo e garantista fino a prova contraria, senza una gogna mediatica. Per non dire della probabile superficialità con la quale è stata affrontata la sua depressione visto l’epilogo…

Eidostweet: un suicidio dovrebbe rappresentare una sconfitta collettiva. Ma non e’ cosi’…

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