Mussida “maestro della voce” per lo spirito dei carcerati

“Uno come me, scarpe bianche come me, canta sempre per la gente… quante volte ci ho provato, 
quante volte ci proverò a far cantare le mie mani… Maestro della voce per cantare dammi una canzone…” Maestro della voce (PFM)

Sta finalmente per chiudersi quello che sarà ricordato come l’Annus Horribilis per i lutti nel mondo delle rockstar. Qualcuno ha pensato bene di fare un sunto esaustivo sul web – cliccate qui – perchè l’elenco è impressionante. E tranne rare eccezioni parliamo di situazioni legate a patologie che hanno  colpito persone ancora in attività e sotto i 70 anni.

Quanti “maestri della voce” – e degli strumenti – idealmente consegnati al “mito” così ben raffigurato dalla suggestiva canzone creata dalla Premiata Forneria Marconi (PFM) nel 1980. A proposito: il 2016 ha segnato anche un evento non drammatico ma perlomeno malinconico per lo storico gruppo milanese, alfiere del miglior progressive rock realizzato in Italia negli anni 70.

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Ancora in gran forma e in piena attività – anche in paesi esteri dove è venerata come i Genesis e i Pink Floyd – nel corso del 2016 la PFM si è separata dal virtuoso chitarrista Franco Mussida, fondatore del gruppo insieme a Franz Di Cioccio, Flavio Premoli e Mauro Pagani (ai quali si aggregò presto il bassista Patrick Djivas, unico “superstite” oggi con il vocalist-drummer Di Cioccio).

Mussida è una vera e propria rockstar, detto senza esagerazioni: stimato da colleghi e addetti ai lavori nei paesi anglosassoni (dove nasce la vera “big music” che conta), il nostro è stato fonte di ispirazione per almeno tre generazioni di chitarristi. Se lo senti suonare Alta loma 5 till 9 (per dire giusto un brano tra mille) provi le stesse emozioni che regala Carlos Santana. Le sue sonorità in From Under non hanno nulla da invidiare a quelle create da “giganti” della chitarra come Steve Hackett o Steve Howe.

Mussida – 68 anni portati splendidamente – ha lasciato in armonia gli amici di sempre, sia per sopravvenuto desiderio di “staccare” da una vita on the road, sia per concentrarsi su una nuova straordinaria avventura. Il musicista sta infatti seguendo il progetto CO2, nato tre anni fa e sostenuto dal Ministero della Giustizia: un tentativo di portare la musica nelle carceri italiane al fine di educare i detenuti all’ascolto e “risvegliare la loro emotività” (come recita il “manifesto” del progetto).

Uno sforzo ambizioso, legato all’effetto benefico che ha la musica sulla psiche, che si dipana attraverso  delle vere e proprie audioteche dotate di computer, iPad e impianti audio. In questi spazi i detenuti possono ascoltare migliaia di brani, catalogati in grandi aree che corrispondono agli stati emotivi principali. Come descritto nel sito del progetto, ciascuno può contribuire alla creazione di questo meraviglioso database musicale.

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Eidostweet: dopo l’addio alla PFM Franco Mussida offre il suo talento nelle carceri

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