L’importanza di scrivere, meno e meglio.

Inizia la settimana di SanRemo e insieme l’abbuffata delle chiacchiere, dei galani, cenci, bugie, frappe, grostoli, meraviglie..

Sono tra i più riusciti simboli di come nel nostro paese non sia ancora tramontata la regionalità e il campanilismo.

E in questa settimana, complice Sanremo, emergeranno sui social, nelle chat, tra i gruppi d’ascolto  differenze dei linguaggi sia per provenienza, per età e soprattutto per il mezzo scelto.

Breve introduzione metafora su un aspetto importante che coinvolge il lavoro quotidiano in Eidos, il mio lavoro.

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Il linguaggio, la scelta del tono e del modo da saper declinare sui diversi media. Quelli ‘owned’: il blog, il sito, le pagine social dei nostri clienti, i cataloghi, le newsletter, le brochure, gli eventi esposizioni/fiere stand, i filmati..

E anche i linguaggi che coinvolgono gli influenzatori dei brand: giornalisti, stakeholder, opinionisti, blogger a cui far arrivare i messaggi nel modo, tono e con i giusti tempi.

Gli ingredienti: amare la scrittura, avere curiosità, essere informati e preferibilmente avere basi culturali classiche.

Ricetta: avere una strategia, saper individuare un fil rouge della comunicazione, saper scrivere nelle diverse modalità (si chiama scrittura creativa se volete cercare un corso) e toni richieste da ogni media utilizzato.

Ma cosa più importante la visione d’insieme, il saper guardare oltre i briefing o il singolo messaggio sapere che oggi chi fa il nostro mestiere ha meno rete e più rischi per ogni parola, termine o comunicazione che emette.

Ci sono tempi dannatamente rapidi, le aziende sono meno pronte sull’argomento e poco strutturate, è un lavoro adrenalinico in cui si accettano rischi e anche un poco ancora di prove empiriche perché il cambiamento è ancora fluido ci dobbiamo ancora tutti assestare.

Il potere delle parole e l’abbuffata che tutti ne facciamo in questo periodo di liberalizzazione di opinioni e messaggi ci sta portando gradualmente a riapprezzare il contenuto verticale, quello che va riflettuto quello per cui sono nate e cresciute professioni come il giornalismo.

Recentemente la  commissione di sette giornalisti incaricata dalla New York Times Company di tracciare la rotta del futuro (prossimo) del quotidiano più influente del mondo le indicazioni hanno già evidenza nel titolo  del documento diffuso «Journalism That Stands Apart», giornalismo fuori dall’ordinario, “speciale”, capace di fornire al lettore e all’abbonato un motivo per sentirsi parte di qualcosa di rilevante e insostituibile; un giornalismo pensato, pianificato e costruito per far parlare di sé, e lasciare segni capaci di andare oltre il cerchio espanso degli addetti ai lavori.

Ecco mi piace pensare che al di là delle metafore si possa trovare un modo e un linguaggio più pacato meno urlato e più meditato con un Cliente che non scarichi solo sulle agenzie un compito di cui non ha voglia di occuparsi ma che possa comprenderne il valore che deriva dalla sapienza, dalla riflessione e dall’informazione.

EidosTweet: tre qualità che dobbiamo imparare a valorizzare.

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