Facebook: la tirannia di Zuckerberg richiede nuove strategie?

Grazie di cuore, Mark. Lo hai fatto di nuovo. Lo hai fatto per noi, per il bene dell’umanità! Ma questa volta non ti hanno capito: come possono criticarti per aver penalizzato la qualità dei contenuti (da qualunque fonte essi arrivino) dando piuttosto centralità alle interazioni tra noi cittadini digitali, alla ricerca costante di approvazione sociale? Perché questo comporta il nuovo algoritmo lanciato nei giorni scorsi da Facebook: sui nostri newsfeed vedremo soprattutto i post di amici e parenti, mentre sarà ridotta all’osso la reach organica di pagine pubbliche, brand e media. Quindi via libera a gattini, selfie, torte di compleanno, foto osè, maracaibo, mare forza nove, fuggire si ma dove….zazà!

eye-1553789_1920

Usare i social media per connetterci con le persone alle quali teniamo può essere positivo per il nostro benessere. Possiamo sentirci più uniti e meno soli e questo risulta in correlazione sul lungo termine con il grado di felicità e di salute” ha spiegato Zuckerberg in un post. Intenti così filantropici da costare una perdita in borsa di 3,3 miliardi di dollari per l’azienda di Palo Alto. Un calo preventivato che sa piuttosto di investimento per il futuro. In che senso? Di fatto Facebook con questa mossa interviene su tre fronti: mette una pezza ai primi preoccupanti sintomi di disaffezione manifestati soprattutto dal target di riferimento della piattaforma, ovvero i Millennials; ridando centralità ai profili privati, spingerà spontaneamente ciascuno di noi a condividere più informazioni personali su attività, gusti, abitudini di consumo, acquisendo sempre più preziosi big data, utili alla profilazione, da dare in pasto alle aziende; last but not least, spingerà sempre più i brand a effettuare investimenti in social advertising.

La consultazione passiva dei contenuti, anche se interessanti e informativi, non è più tollerata nella “dittatura social” imposta da Zuck il tiranno. D’ora in poi, esisterà quasi esclusivamente ciò che è commentato e condiviso dalla propria cerchia sociale. E ciò che è pagato per esistere. 

Come si ripercuote tutto ciò nelle strategie di un social media manager?

  • Sempre più risorse, non solo economiche ma anche organizzative, dovranno essere rivolte ai contenuti sponsorizzati. Il che non significa solo, o necessariamente, investire di più, ma soprattutto spendere meglio: giuste strategie, contenuti mirati, targetizzazione precisa.
  • Non basta più comunicare bene, bisogna indurre i fan all’interazione, alla discussione e alla fidelizzazione, per apparire presso una platea più ampia. Questo passa anche da una comunicazione notevolmente frizzante, coraggiosa, persino provocatoria.
  • Vista la centralità dei profili personali, rimangono rilevanti (anzi, lo diventano di più) le strategie di digital Pr e il coinvolgimento di influencer.
  • Aumenta l’importanza di community e gruppi associati alle fanpage.
Annunci