Da #Sandiegofire a #Metoo: il potere di un hashtag

Oggi al Bar Apocalyptic di Eidos, Elena Colombo, laureata in lingue (inglese e spagnolo) e con un forte interesse per la comunicazione online e offline. Alle competenze unisce la curiosità, che la spinge, da un lato, ad approfondire ed esplorare ogni nuovo settore e dall’altro a fare sempre attenzione alle novità in ambito social e digital. Appassionata di fotografia, libri e scrittura, gestisce la community Instagram della sua città d’origine (Rovigo), interagendo quotidianamente con i follower e organizzando eventi offline per permettere loro di incontrasi e conoscere il territorio della provincia. Dal 2014, inoltre, insieme ad alcuni amici ha un blog dedicato alla lettura (piegodilibri.it), con recensioni, news e interviste, per cui, oltre a scrivere articoli, cura anche i canali social.

Fino a poco più di dieci anni fa il “cancelletto” era un simbolo per lo più misterioso che se schiacciato dava accesso a una serie di funzioni (vi ricordate la famosa sequenza per fare le chiamate anonime da cellulare #31#?), ma il cui significato era molto vago. Poi, improvvisamente, nel 2007 Chris Messina propose di usare l’hashtag con l’intenzione di riunire conversazioni riguardanti BarCamp, una rete internazionale di non conferenze aperte su tecnologia e al web. Inizialmente l’idea non ebbe tanto successo, al punto da essere definita troppo nerd da Evan Williams, uno dei fondatori di Twitter. Pochi mesi dopo, Nate Ritter, su suggerimento di Evans, utilizzò per la prima volta l’hashtag durante un grande incendio a San Diego (#Sandiegofire) per facilitare il raggruppamento di tutti i contenuti relativi alla vicenda, ottenendo un enorme riscontro.

Da quel momento il nostro povero cancelletto è diventato per tutti il simbolo per convertire una parola o una sequenza di caratteri in un hashtag. Odiato o amato, spesso abusato da chi #trasforma #ogni #parola in un #hashtag, è ormai un elemento imprescindibile per progetti, eventi, campagne di comunicazione e chiunque voglia rendere facilmente identificabili e rintracciabili tutti i contenuti su uno stesso argomento.

A volte, però, accade che l’hashtag diventi qualcosa di speciale: gli hashtag hanno il potere di creare delle community, diffondere consapevolezza e trasformare delle idee in movimenti di massa.

5 hashtag che hanno fatto la storia di Twitter

Twitter ha ricordato in una lista alcuni degli hashtag più importanti nella storia del social network:

  • #PorteOuverte, usato dopo gli attentati di Parigi del novembre 2015 per offrire ospitalità a tutti coloro che si trovavano per strada senza la possibilità di raggiungere le loro case.
  • #BlackLivesMatter, nato nel 2013 come reazione all’assoluzione del poliziotto che l’anno precedente uccise il diciasettenne afroamericano Trevor Martin, ha dato vita a un vero e proprio movimento.
  • #LoveWins, diffusosi in seguito alla decisione della corte suprema che ha legalizzato il matrimonio gay negli Stati Uniti.
  • #Jesuischarlie, l’hasthtag di solidarietà alla Francia e alle vittime dell’attentato di Charlie Hebdo e #JesuisAnkara che ha invitato gli utenti Twitter a fare attenzione non solo agli attentati che accadono in Europa.
  • #IamALiberianNotAVirus, diffusosi nel 2014 in seguito all’epidemia di Ebola che ha colpito i paesi dell’Africa occidentale, per combattere lo stigma associato al virus.

Il successo di #Metoo

#Metoo è l’ultimo hashtag in ordine di tempo a diventare simbolo di un movimento globale e portavoce di un desiderio di cambiamento. Sicuramente l’importanza della campagna e i motivi che spingono donne in tutto il mondo ad aderirvi vanno al di là di una stringa di lettere preceduta da un cancelletto. È però innegabile il potere di un hashtag, che nel giro di pochissime ore ha fatto sì che milioni di persone comuni diffondessero sui social media il loro vissuto, trovassero il coraggio di dar voce a esperienze spesso taciute, sentissero di non essere sole e di poter essere ascoltate. Nelle prime 24 ore #metoo è stato usato più di 12 milioni di volte su Facebook e 500.000 volte su Twitter: forse non cambieremo il mondo con un hashtag, ma sicuramente è un punto di partenza!

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