NORMATIVA SULLA PRIVACY: CAMBIERÀ DAVVERO QUALCOSA?

Assunto di partenza: i social network oggi non stanno vivendo un bel momento. Tra lo scandalo Cambridge Analytica, le sanzioni economiche e il giro di vite annunciato dall’introduzione imminente della nuova normativa europea per la protezione dei dati personali, lo scenario che si prospetta è molto difficile da delineare.

Anche se i più allarmisti già gridano alla fine dell’era digital, la realtà è ben diversa. Non solo perché i social network sono una componente così integrata e imprescindibile del nostro quotidiano tale per cui è impossibile che si possa assistere ad una regressione, ma anche perché i numeri parlano chiaro.

Secondo una recente analisi di We Are Social e Hootsuite in merito all’utilizzo di internet, dei social e degli smarthphone in più di 239 paesi, nel 2017 250 milioni di nuovi utenti si sono registrati per la prima volta sulle piattaforme social e la crescita non accenna a rallentare.

Dobbiamo essere realistici: più che di fine, parliamo di ridefinizione e (letteralmente) di riscrittura. L’aspetto che vorrei affrontare è, appunto, quello normativo perché il 25 Maggio entra in vigore il Regolamento Europeo  2016/679 , un unico testo valido in tutti i Paesi dell’Unione che mirerà a rendere omogeneo il livello di protezione dei dati personali e sostituirà l’attuale codice della privacy (Dlgs 196/2003).

È innegabile che regolamentare una dimensione che per anni ha avuto carta bianca fosse necessario, ma quello che mi chiedo è se questa manovra sia davvero efficace. Un aspetto molto discusso, e su cui scrive Simone Cosimi oggi su Repubblica, è quello del limite di età. Con il nuovo decreto viene innalzato il limite di età per potersi iscrivere sui social, da 13 a 16 anni. Per quanto nobile il fine, rimangono insolute alcune questioni:

  • Iscriversi ad un social rimane sempre un gioco da ragazzi: il limite di età può essere aggirato mentendo semplicemente sull’anagrafica perché il nuovo testo non prevede l’invio di un documento di identità a conferma dell’età effettiva dell’utente.
  • Le nuove regole non obbligano le società ad andare alla ricerca degli utenti minorenni ed eliminarne l’account.
  • Non è ben chiaro come l’ok del garante dell’utente minorenne debba essere comunicato.

In conclusione, anche se accolgo con entusiasmo la decisione di introdurre una normativa di riferimento, penso che non bisogna cantare vittoria troppo presto perché diverse sono le zone d’ombra e le lacune.

Il rischio è che, in difetto di verifiche adeguate e accertamenti, si tratti dell’ennesima formalità fine a sé stessa.

EidosTweet: Cambiamento o ennesima formalità?

 

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