Quello che non ti distrugge, ti rende più forte: il caso Zuckerberg

Non sono state settimane facili per Mark Zuckerberg.

Dopo lo scandalo Cambridge Analytica e le recenti dimissioni di Jan Koum, cofondatore e AD di WhatsApp (la società acquisita nel 2014 da Facebook per 22 miliardi di dollari) il CEO di Facebook si è ritrovato a dover mettere insieme i pezzi di una società in forte crisi.

Penso che chiunque di noi, se fosse a capo di una delle realtà più importanti del mondo e avesse visto il frutto di anni di investimenti andare in pezzi, si sarebbe allontanato anche solo temporaneamente dalle luci della ribalta.

E invece no, Mark non è un ragazzo che si arrende facilmente e che permette che la sua azienda soccomba sotto il peso delle polemiche.

Questa presa di posizione è stata resa evidente durante il discorso di apertura di F8 , l’annuale conferenza di sviluppatori del social network che si è conclusa ieri a Jose, California.

Il colosso di Menlo Park reagisce innovando i suoi prodotti, investendo in nuove tecnologie e programmando conquiste di nuove fette di mercato. Tantissime le novità annunciate: dal servizio di dating, all’implementazione della realtà aumentata con il dispositivo OculusGo ,passando per l’introduzione di nuove funzionalità come il downvoting e la videochat per Instagram.

Zuckerberg è un personaggio controverso, che si ama o si odia.

Personalmente, ammiro la sua tenacia e la capacità di rimanere al timone della propria nave come un vero capitano. Non solo: vive la crisi come un momento di test massimo personale e professionale, per uscirne rafforzato e ancora più determinato.

É una lezione che ogni business dovrebbe tenere a mente nel momento in cui si trova a dover affrontare situazioni delicate e di criticità. L’imperativo? Resilienza.

EidosTweet: La resilienza guida al successo perché allena il cervello a trasformare le difficoltà in opportunità e soluzioni

 

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