ANSIA DA NOTIFICA: BASTA CON LE PARANOIE DIGITALI!

Inutile dire come la comunicazione sia cambiata e si sia evoluta negli anni, ma quello su cui stavo riflettendo in questi giorni è che è davvero affascinante notare come siamo cambiati noi in relazione ai messaggi che mandiamo. Prima dei social, delle app e addirittura del telefono c’era il famoso “amico di penna”.Ho questo ricordo, dal sapore vintage, di intere rubriche sui giornali femminili che pullulavano di annunci di ragazzi alla ricerca di amici di penna, spinti dalla voglia di condividere la passione per uno stesso gruppo musicale o, semplicemente, per conoscere persone nuove.

Scrivere una lettera era un atto pensato, che ti portava via tantissimo tempo (ero forse l’unica a scrivere la brutta copia?) e, quando questa partiva, non sapevi quando e se sarebbe arrivata. Certo, l’attesa ad un certo punto si faceva sentire, ma non controllavamo la cassetta delle lettere ogni cinque o dieci minuti.Oggi invece, vuoi la comodità, vuoi l’urgente bisogno di conoscere subito la risposta, affidiamo alla messaggistica istantanea il compito di recapitare anche messaggi importanti: appuntamenti, questioni complesse, delicate, domande apparentemente banali ma per noi estremamente cariche di valore.

Invii un messaggio e osservi la prima spunta: messaggio inviato.

Seconda spunta: messaggio recapitato.

Spunta blu: messaggio letto.

Questo discorso non vale solo per WhatsApp, ma anche per Instagram e, per chi soffre di ansia cronica da notifica ( mea culpa, appartengo a questa categoria) anche per le email.I tempi di risposta e le loro modalità sono diventate grazie ai mezzi digitali un elemento di prima rilevanza nel nostro modo di comunicare oggi, con la conseguenza, non assolutamente banale, di aver sviluppato una vera e propria sindrome da notifica: l’urgenza di controllare se qualcuno ha commentato, scritto, risposto ai nostri messaggi. Se ci hanno cercato o accettato.Siamo la generazione del voglio tutto e subito, del feedback immediato anche nei rapporti personali. E se non riceviamo un segno di vita?

Ecco che inizia a serpeggiare quella sensazione di vuoto mista ad un certo fastidio; la paura, forse, che senza di noi il mondo si blocca.La verità, però, è un’altra: il mondo continua ad andare avanti con i suoi ritmi. Piuttosto, siamo noi a dover ripensare il modo in cui comunichiamo con gli altri, evitando che una semplice spunta blu ci condizioni la vita.

 

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