UOMO VS MACCHINA: METTIAMO LE CARTE IN TAVOLA

Da Siri a Google Home, passando per le auto che si guidano da sole al riconoscimento facciale, l’intelligenza artificiale è tra noi e si sta evolvendo rapidamente.

Abbandoniamo l’associazione un po’ troppo fantascientifica del robot con caratteristiche pseudo-umane alla Andrew Martin ( l’androide del film “ L’uomo bicentenario”, interpretato da un magistrale Robin Williams ) perché gli ambiti applicativi della AI sono molto più sottili e molteplici.

Paradossalmente, l’intelligenza artificiale oggi è definita “ debole” in quanto progettata per svolgere un compito limitato come il riconoscimento facciale o le ricerche sul web: l’obiettivo a lungo termine è quello di si sviluppare un’intelligenza forte in grado di superare gli esseri umani in quasi tutti i campi cognitivi.

Già, superare: una parola forte ma azzeccata.

Una macchina, anche se perfettamente progettata, non potrà mai essere senziente o essere in grado di provare quello che prova un essere umano.Di contro, è proprio questa sterilità emotiva a preoccupare gli addetti ai lavori, l’incapacità di riconoscere i limiti e pensare esclusivamente al raggiungimento dell’obiettivo per cui sono state create.

Ipotizziamo di trovarci all’interno di un veicolo “intelligente” e di chiedergli, letteralmente, di portarci all’ aereoporto più vicino nel più breve tempo possibile. La macchina potrebbe prenderci letteralmente in parola non badando però agli ostacoli o alla sicurezza dei pedoni o delle altre persone sulla strada.

Uno scenario da film probabilmente, ma che l’intelligenza artificiale avanzata possa non avere le competenze giuste per comprendere gli ordini, è una preoccupazione reale.

Preoccupazioni a parte-anche se lecite e pessimiste- è innegabile che l’intelligenza artificiale sia e si stia sempre più integrando nel nostro piccolo e grande quotidiano, facilitandone le dinamiche e aprendo orizzonti fino a poco tempo fa del tutto inimmaginabili.

Pensiamo all’applicazione nell’ambito biomedico, ad esempio. I ricercatori dell’Università di Adelaide stanno utilizzando i dati, anonimizzati, di 320 mila mammografie per insegnare ad una macchina a individuare degli “schemi” che possono sfuggire o non essere ben compresi da un medico. La tecnologia di deep learning usata per le immagini mediche è la stessa sviluppata per varie applicazioni ( tra cui lo stesso Siri) e potrà in seguito prevedere l’insorgenza di malattie come cardiopatie e cancro.

Esprimere una posizione più che chiara, ferma e decisa, è molto difficile perché diversi sono gli aspetti e le controversie da tenere in considerazione.

Certo è che l’intelligenza artificiale presenta delle potenzialità notevoli e che concretamente daranno un imprinting significativo alle nostre vite e dovremo imparare a conviverci pacificamente senza dimenticare che la nostra vera essenza non potrà mai essere ingabbiata in un chip.

Eidos tweet: Future happens. Be ready

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