LET TOYS BE TOYS: MENTRE IL MONDO SI AZZUFFA, I BAMBINI RISOLVONO LA PARITÀ DI GENERE GIOCANDO CON LE BAMBOLE

Quando ero più piccola, il mondo sembrava nettamente diviso in due grandi macro mondi: da un lato le bambine che giocavano con le Barbie, dall’altro i bambini con le varie macchinine e Action Man. Poi c’ero io, che giocavo con i Lego, ma questa è un’altra storia.

Oggi le regole del gioco sono cambiate perché nel playground dei giocattoli per bambini è entrato un nuovo attore e tutto si riscrive.

Un altro Cicciobello? No, stiamo parlando di Luvabella, una bambola che sfrutta l’intelligenza artificiale per riprodurre più di 200 reazioni umane, tra cui soffrire il solletico e fare le smorfie.

Il vero elemento di novità è una piccola leva sulla sua schiena che consente alla bambola di dire “ Mamma” o “ Papà ” in base a chi la tiene in braccio; in questo modo si incuriosiscono anche i maschietti a prenderla in braccio e, non meno importante, si insegna loro a prendersi cura di qualcosa o qualcuno.

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Viviamo nell’epoca della fluidità di genere e gli schemi sono molto meno rigidi; sono gli stessi genitori a non comportarsi in modo diverso con i propri figli, maschi o femmine che siano.

Questa neutralità si percepisce anche nel modo in cui i bambini si avvicinano al gioco, scegliendo semplicemente e naturalmente quello che li ispira di più, senza grosse preoccupazioni di auto-definizione.

Sono bambini o bambine, fieri della propria identità in sé e in una società che, ammettiamolo, non valorizza tutte le differenze nonostante gli sforzi compiuti in questa direzione.

Ecco perché la campagna inglese Let Toys be Toys rappresenta un grande passo in avanti: è una richiesta alle case produttrici di giocattoli di smettere- o quantomeno provare- di connotare i giochi per genere preformando l’identità del bambino.

Che i giocattoli siano semplicemente giocattoli e che i bambini siano semplicemente bambini.

Eidos Tweet: Let kids be kids

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