ALTRO CHE INFLUENCER… IL TESTIMONIAL CHE FUNZIONA SI TROVA IN AZIENDA!

Lunedì è uscita sul Sole 24 Ore una bella analisi di Giampaolo Colletti su come oggi la scelta dell’influencer sia una vera e propria incognita. Anzi, un boomerang che può costare all’azienda, oltre che tempo, soldi.

Davvero tanti.

È il caso di Luka Sabbat, citato in giudizio dall’agenzia PR americana PR Consulting per aver disatteso un accordo commerciale da 45 mila dollari che prevedeva un post e tre Instagram stories per promuovere gli occhiali Spectacles di Snapchat.

Senza andare troppo lontano, basti pensare al recente flop della festa a sorpresa dei Ferragnez in un punto vendita Carrefour , stroncata da una valanga di critiche, oltre che per l’ostentazione, per l’inutile spreco di cibo.

Sono dei casi isolati, è vero, ma forse la cartina tornasole di un fenomeno sempre più frequente: l’abuso o il cattivo uso che si fa dell ’influencer.

Spesso si pensa infatti che pagare profumatamente un attore, una star di Instagram o uno Youtuber solo ed esclusivamente per la visibilità che ha – anche solo in un determinato momento- equivalga automaticamente al successo della campagna di Digital PR.

Scorciatoia, oltre che azzardata, del tutto sbagliata.

Scegliere, volendo semplificare, un testimonial senza tenere conto dell’identità e dello storytelling del brand equivale automaticamente a darsi la zappa sui piedi, con l’alto rischio di compromettere seriamente la reputazione aziendale.

Cosa può imparare un’azienda da un epic fail ( possibilmente altrui?)

Che spesso, senza andare troppo lontano, il vero testimonial si trova a un palmo dal naso… o meglio, di scrivania.

Colletti nel suo articolo riporta un dato interessante: Forbes ha evidenziato come l’82% si fidi di più di un testimonial interno all’azienda.

E quindi? Largo ai dipendenti ( Intesa San Paolo ) , agli artigiani della filiera di produzione ( Poltrone Sofà ) … se non addirittura ai fondatori!

Giovanni Rana, Francesco Amadori- tanto per citarne alcuni- sono stati i   pionieri del people-storytelling : un racconto che ha come protagonista e voce narrante la persona normale.

La storia che racconta ha meno probabilità di risultare costruita o artefatta perché è la normalità a bucare lo schermo con tutta la sua dose di realtà quotidiana.

Il racconto della realtà aziendale è caldo proprio perché vissuto , raccontato da chi quella realtà la vive ogni giorno.

Una nuova sfida per le aziende, oggi sempre più proiettate verso il digitale, che non aspetta altro che essere accolta.

EidosTweet: Digital sì, ma people-oriented.

 

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