UNA SCARPA DA UN MILIARDO DI DOLLARI: NIKE E IL “CASO ZION”

Una scarpa- per la precisione una Paul George– da 77 euro che costa a Nike 1,1 miliardi di dollari; tanto infatti è stato il crollo del titolo in borsa.

Questa è la storia di un giovane talento della pallacanestro, Zion Williamson, di una scarpa che misteriosamente esplode e di una social media crisis insolita.

Durante il match di basket più importante tra due college americani – Università della Carolina del Nord e Duke University- la sneaker di uno dei più promettenti giocatori dei Duke si squarcia. Letteralmente.

Zion Williamson, 130 kg di tecnica per due metri di altezza, si ritrova così per terra con la sneaker lacerata, una distorsione al ginocchio ed è costretto ad abbandonare la partita. Gli scatti del momento, con la Nike di Williamson con la suola strappata, nel frattempo hanno cominciato a fare il giro del web.

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Nike, il fornitore tecnico della squadra con un contratto lungo 12 anni, ha espresso tutta la sua vicinanza al campione, augurandogli una pronta guarigione e annunciando di esser pronta ad avviare un’indagine per capire come mai la scarpa si sia letteralmente aperta, precisando però che si è trattato di un «incidente isolato». Ma Wall Street non perdona, il titolo precipita in borsa e sui social esplode una vera e propria crisi.

Nike ha sempre impostato la sua comunicazione sull’idea di aiutare gli atleti a migliorarsi ogni giorno. Le sue campagne, intense e brillanti , sono delle autentiche Case History di marketing emozionale; il brand non si limita a mostrare il prodotto ma si inserisce all’interno di una storia che trasmette il messaggio del marchio : “ Se hai un corpo, sei un atleta” .

L’incidente della scarpa è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso: sono infatti iniziate ad emergere sempre più testimonianze da parte degli utenti di problemi anche con l’app che controlla le sneakers da 383 euro, le Adapt BB .

Da un lato, infatti, Nike ha promosso queste sneakers come il non-plus-ultra della tecnologia: si allacciano da sole e, da app, permettono di tenere traccia delle performance e dell’allenamento. Dall’altro, invece, abbiamo gli utenti che ne maledicono l’acquisto e cercano di rientrare dei soldi spesi quanto più possibile vendendole su Ebay.

Doppia crisi, quindi, che vede uno dei brand sportivi più storici in assoluto messo alla gogna. L’errore di Nike è stato imperdonabile: disattendere le aspettative dei consumatori , spacciando per oro un prodotto qualitativamente scadente.

Un conto è fare branding e farlo bene, un altro è la pubblicità ingannevole.

Nike e il suo team è al lavoro per cercare di arginare la crisi e recuperare terreno , oltre al miliardo sfumato in borsa. Un caso che è una vera patata bollente o, meglio, una scarpa che esplode.

#Eidostweet: Just do(n’t) do it