Addio, Facebook

E’ di qualche giorno fa la notizia che il gruppo bancario UniCredit abbandona Facebook e le sue controllate Messenger e Instagram (ma resta su Twitter e Linkedin!).

Il messaggio sulla pagina Facebook:

Una decisione importante che certamente nell’era del digital banking porterà delle conseguenze e di chissà che sorte…
Da una settimana ci si interroga e si ipotizzano i perchè:
…”per motivi etici – e quindi con un valore economico oltre che reputazionale – già emersi dopo lo scandalo Cambridge Analytica”
…”per le modalità con cui la capogruppo Facebook e le sue controllate continuano a gestire i dati dei clienti delle banche”
…”per la preoccupazione dell’ipotesi che Facebook stia pensando a creare una propria banca” – idea emersa in più occasioni sui media internazionali che preoccupa molte banche tradizionali che si trovano ad aver condiviso i dati dei clienti con il più grande social network del mondo.
…”per evitare eventuali commenti negativi

Sarà un insieme di motivazioni ad aver condotto a questa scelta, compreso lo scarso controllo degli investitori sul contesto nel quale vengono posizionati i messaggi adv.
Certo è che UniCredit è il primo gruppo bancario ad abbandonare i social network di Mark Zuckerberg ma non l’unico brand.

E’ recente anche la decisione di Lush gruppo di cosmetica che ha motivato la decisione dichiarando: “Siamo stanchi di combattere con gli algoritmi e non vogliamo pagare per stare nella vostra newsfeed“.

Altro caso che aveva generato chiacchiere lo scorso anno era stato quello di J D Wetherspoon plc, azienda inglese che gestisce una delle catene di pub più popolari nel Regno Unito, annunciò l’abbandono dei propri canali su Facebook (100.000 follower) Instagram (6.000 follower) e Twitter (44.000 follower), a favore del mantenimento del proprio sito internet, della propria app e della propria rivista, quella stampata con inchiostro su carta! 

Su di loro se ne sono dette e scritte: The Independent la definì una “decisione bizzarra”, mentre la senior culture reporter di Mashable disse: “Nell’era in cui le marche competono per attenzione e simpatia su Facebook, Instagram, Twitter e Snapchat, un’azienda britannica ha fatto l’impensabile: abbandona completamente i social media”.
Al coro delle critiche il direttore creativo di una agenzia di comunicazione (digital) che scrisse: “La chiusura dei canali sociali di Wetherspoon è come fare la pipì controvento”.
Su quest’ultima: passo e chiudo.

Eidos Tweet: cosa ne pensate? Stiamo per assistere ad una rivolta contro FB?