#cheduepalme: storia della piantumazione più famosa d’Italia

schermata-02-2457802-alle-11-06-00“Le palme si..le palme no.. le palme boh…decine di palme” 

Me li immagino così gli Elio e le Storie Tese riadattare il loro famoso pezzo sanremese “la Terra dei Cachi” all’ultima vicenda che sta infiammando il dibattito a Milano di questi giorni.

Ha fatto infatti molto scalpore la piantumazione di decine di palme e banani in piazza del Duomo sponsorizzate da Starbucks, nota catena americana che per il prossimo arrivo a Milano ha deciso di sostenere la risistemazione del boschetto situato nella piazza, affidata all’architetto Marco Bay.

A Milano non si parla d’altro: ieri Repubblica le ha messe in prima pagina; il Corriere della Sera ha lanciato un sondaggio online; sui social c’è stata un’invasione di commenti e schieramenti pro e contro e gruppi di protesta nati in tempo zero.

Da una parte i difensori della tradizione e della milanesità per cui le palme non rappresentano per nulla  Milano e vengono bocciate in modo assoluto, soprattutto sin relazione al loro posizionamento nel luogo simbolo della città (“Non siamo mica Tunisi!!”, “Sei brutto come le palme in piazza duomo”). Dall’altra, in minoranza, quelli che dimostrano di apprezzare l’iniziativa limitando la vicenda a “sono solo alberi”, lanciando invettive tipo “preferivate le erbacce secche di prima?” oppure controbattendo a  quelli che parlano di violazione della tradizione con “nemmeno Mc Donalds è un simbolo poi così milanese…”.

Non sono mancati ovviamente commenti e prese di posizione da parte di autorità, esponenti politici ed esperti.

Il Sindaco Sala dalle pagine del Corriere di oggi fa trapelare la sua non piena convinzione sul progetto dandosi tempo per esprimere giudizio più meditato. Esponenti di Forza Italia ieri in aula a Palazzo Marino hanno polemizzato mostrando della banane gonfiabili in segno di protesta contro lo scempio architettonico. Per il Movimento 5 stelle si tratta di mercificazione di uno dei luoghi simbolo della città. L’architetto paesaggista Paolo Pejrone parla di “follia neogotica”.

Matteo Salvini si lancia addirittura in un  #starbucksgohome rilanciando la vicenda come suo solito  in chiave anticlandestinità alludendo a maggiore attrattività di Milano per i migranti per via delle nuove piante (Dove c’è una palma c’è casa?). L’architetto Bay che ha curato il progetto difende la scelta dicendo che sono state scelte non palme nordafricane ma bensì quelle brianzole! (Cosa vai a fare in California se puoi andare Cantù!!1!1!!). La Trachycarpus Fortunei – questo il nome botanico della specie utilizzata- è infatti più resistente alle basse temperature e a quanto pare non ama sudare.

Nel frattempo la piazza si sta riempiendo di giapponesi e umarells che tra selfie, ruspe e braccia rigorosamente dietro alla schiena non si perdono un minuto della piantumazione del secolo…con quelli di Instagram che intanto si stanno già sfregando le mani all’urlo di GodSaveThePalms #Milano #palme #beverlyMilano #Mianotropicale #piccolecannescrescono #palmspings.

Insomma il dibattito è aperto e ne vedremo delle belle! Sicuramente se l’obiettivo era di farne parlare, quelli di Starbucks sono riusciti nel loro intento alla grande. E sono riusciti anche a sfatare il famoso detto “fa più rumore una pianta che cade di una foresta che cresce”…

Voi da che parte state? Io non ho ancora deciso. Anche se dopo solo 2 giorni una cosa posso dirla: #cheduepalme

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